venerdì, 06 marzo 2009, ore 18:49

Prendo da BlogAzione

20/2/2009

 

 

La bozza di Disegno di Legge del senatore Franco Orsi:

una lista di vergogne senza fine.

 

Dal Senato della Repubblica parte in questi giorni uno dei più gravi attacchi alla Natura, agli animali selvatici, ai parchi, alla nostra stessa sicurezza: una bozza di disegno di legge di totale liberalizzazione della caccia. E' firmato dal senatore Franco Orsi, relatore incaricato di predisporre un testo base unificato, in seno alla Commissione Territorio/Ambiente del Senato  di una dozzina di altri ddl "spara-tutto", già depositati l'anno scorso , prevalentemente da parlamentari del PDL e della Lega.

Animali usati come zimbelli, caccia nei parchi, riduzione delle aree protette, possibili abbattimenti di orsi, lupi, cani e gatti vaganti e tante altre nefandezze.

La legge 157/1992, l’unica legge che in parte tutela direttamente la fauna selvatica nel nostro Paese, sta per essere fatta a pezzi.

Ecco la lista degli orrori.

 

 Sparisce l’interesse della comunità nazionale e internazionale per la tutela della fauna.

L’Italia ha un patrimonio indisponibile, che è quello degli animali selvatici, della cui tutela non sarebbe più compartecipe

 

Scompare la definizione di specie particolarmente protette.

Animali come il Lupo, l’Orso, le aquile, i fenicotteri, i cigni, le cicogne e tanti altri, in Italia non godranno più delle particolari protezioni previste dalla normativa comunitaria e internazionale.

 

Si apre la caccia a molte specie  lungo le rotte di migrazione.

Un fatto che arrecherà grande disturbo e incentiverà il bracconaggio, in aree molto importanti per il delicatissimo viaggio e la sosta degli uccelli migratori, come i valichi montani

 

Totale liberalizzazione dei richiami vivi!

Sapete cosa sono i richiami vivi? Gli uccelli tenuti “prigionieri” in piccolissime gabbie per attirarne altri. Già oggi questa pessima pratica è consentita, seppure con limitazioni. Ma il senatore Orsi vuole liberalizzarla totalmente

Sarà possibile detenerne e utilizzarne un numero illimitato.

Spariranno gli anelli di riconoscimento per i richiami vivi. Sarà sufficiente un certificato (con possibilità illimitate di falssi e riciclaggi) . Uno per tutti!!!

Tutte le specie di uccelli, cacciabili o non cacciabili, potranno essere usate come richiami vivi. Anche le peppole, i fringuelli,…

 

700 mila potenziali  imbalsamatori

I cacciatori diventeranno automaticamente tassidermisti, senza dover rispettare alcuna procedura. Animali uccisi e imbalsamati senza regole. Quanti bracconieri entreranno in azione per catturare illegalmente animali selvatici e imbalsamarli?

 

Mortificata la ricerca scientifica

L’Autorità scientifica di riferimento per lo Sato (l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, oggi ISPRA) rischia di essere completamente sostituta da istituti regionali.

Gli istituti regionali rilasceranno pareri su materie di rilevanza nazionale e comunitaria.

Potenziale impossibilità di effettuare studi, ricerche e individuazione di standard uniformi sul territorio nazionale.

 

Si apre la caccia nei parchi a specie non cacciabili.

Un’incredibile formulazione del testo Orsi rende possibile la caccia in deroga (cioè la caccia alle specie non cacciabili) addirittura nei Parchi e nelle altre aree protette !

 

Saranno punite le regioni che proteggono oltre il 30% del territorio regionale!

Norma offensiva! Chi protegge "troppa" natura sarà punito. Come se creare parchi dove la gente e gli animali possano vivere e muoversi sereni, fosse un dramma

 

Licenza di caccia possibile a 16 anni.

Invece che educare i ragazzi al rispetto, ecco a voi i fucili !

 

Liberalizzato lo sterminio di lupi, orsi, cervi, cani e gatti vaganti eccetera!

Un articolo incredibile, che dà a i sindaci poteri di autorizzare interventi di abbattimenti e eradicazione degli animali, in barba alle più elementari norme europee. Basterà che un singolo animale “dia fastidio”.

Un vero e proprio Far West naturalistico.

 

Leggi regionali per cacciare specie non cacciabili.

Non sono bastate quattro procedure di infrazione dell’Unione europea, non sono bastate due sentenze della Corte Costituzionale. Il senatore Orsi regalerà alle regioni  Veneto e Lombardia, ovvero agli ultrà della caccia, la possibilità di continuare a cacciare specie non cacciabili, e di farlo con leggi regionali. E le multe per le ripetute infrazioni europee le pagheremmo noi!

 

Caccia con neve e ghiaccio.

Si potrà cacciare anche in presenza di neve, o acque con superfici ghiacciate , cioè in momenti di grandi difficoltà per gli animali a reperire cibo, rifugio, riparo.

 

Ritorno all’utilizzo degli uccelli come zimbelli!

Puro medioevo! Le civette legate per zampe e ali e utilizzate come esca!

 

Ridotta la vigilanza venatoria.

Le guardie ecologiche e zoofile non potranno più svolgere vigilanza! Nel Paese con il tasso di bracconaggio tra i più alti d’Europa, cosa fa il Senatore Orsi? Riduce la vigilanza !

 

Cancellato l’Ente Nazionale Protezione Animali dal Comitato tecnico nazionale.

Le associazioni ambientaliste presenti nel Comitato sulla 157 saranno ridotte da quattro a tre. L’ENPA, storica associazione animalista italiana, viene del tutto estromessa.

 

E altro, tanto altro ancora.

 

Diffondete questo documento, iscrivetevi alle liste in difesa degli animali selvatici che stanno nascendo sui blog, su Facebook, scrivete ai senatori della Commissione Territorio e Ambiente ,

http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=scom&leg=16&tipo=0&cod=13

partecipate alle iniziative che saranno organizzate!

Evitiamo che l’Italia precipiti in questa forma di barbarie. La natura è la nostra vita.

FERMIAMO QUESTA SCHIFEZZA!!!

Tra l'altro, se non fosse estremamente drammatica come cosa mi verrebbe da dire che uno che si chiama Orsi dovrebbe quantomeno essere contro la caccia... e se sparassero a lui, sto str....???

Claudia

sognatricenata
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mercoledì, 07 maggio 2008, ore 19:39

Vi propongo un racconto scritto qualche tempo fa per il corso di scrittura creativa: siccome è un po' lungo, lo metterò a puntate.

Ecco la prima.

Un tuono improvviso fece tremare il vetro della finestra: Emma si svegliò dal suo sonno agitato, col cuore che batteva fortissimo: aveva sempre avuto paura dei temporali e non aveva mai dormito da sola, nelle notti di tempesta. Da bambina scappava nel lettone dei genitori: diventata troppo grande per quel tipo di rifugio, si stringeva alla sorella, con la quale divise la camera fino al giorno del suo matrimonio: da quel momento accanto a lei ci fu Vittorio, pronto a accoglierla tra le braccia quando impazzavano lampi e tuoni.

Emma allungò il braccio, ma Vittorio non c’era: il pensiero corse a una notte di pochi mesi prima (anche allora si stava scatenando un violento temporale) quando non aveva trovato il marito nel letto perché s’era sentito male in bagno. Da un mese Vittorio era morto, portato via in poche settimane da una malattia incurabile: da quel giorno la donna dormiva sola nell’immenso letto matrimoniale… o meglio, passava le notti girandosi e rigirandosi tra le lenzuola che sembravano pesare come macigni, senza riuscire a dormire per più di un’ora di seguito. Era difficile, a quasi ottantadue anni, abituarsi alla solitudine, per lei che era cresciuta in una famiglia numerosa: zii, cugini, nonni, amici di famiglia dividevano con lei, la sorella, il fratello e i genitori la bella casa di campagna in cui aveva passato infanzia e adolescenza. Quando s’era sposata aveva deciso, in accordo con Vittorio, di avere almeno tre figli, ma purtroppo ne era arrivato solo uno: per fortuna c’erano i cuginetti, che spesso si fermavano a dormire col suo unico bambino, tanto bello quanto ombroso e desideroso di stare per i fatti suoi. Marcello non le aveva dato la gioia di diventare nonna, perché a vent’anni era entrato in seminario, diventando prete e scegliendo in seguito di dedicarsi alla missioni: tornava raramente a casa: era venuto per il funerale di Vittorio, ma pochi giorni dopo era nuovamente partito per il Sud America. Emma soffriva tantissimo per questo motivo e la sua sofferenza era aumentata dal fatto che la sorella le diceva che la colpa era solo sua, perché era stata una madre troppo apprensiva con Marcello.

Le lacrime iniziarono a scenderle prepotentemente sul volto, per cui decise di alzarsi, tanto non sarebbe riuscita a riprendere sonno: l’orologio segnava le 3.

“Accidenti, quant’è ancora lontana l’alba!”

Barcollando leggermente, andò in sala e accese la tv: repliche di vecchi programmi, pubblicità, donne seminude che invitavano a telefonare, ancora pubblicità, una maga…

(continua...)

Poi, vi segnalo che sul blog Ascolta l'infinito c'è qualcosa di mio che vi aspetta...

Baci,

Claudia

sognatricenata
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lunedì, 28 aprile 2008, ore 12:05

In Italia, in dodici mesi UN MILIONE di donne ha subito violenza, fisica o sessuale.

normal_donneviolenza060607

Come? Avete paura di aver letto male? No, no, è UN MILIONE...  Circa il 70% (qualcosina di meno) di queste violenze avviene in famiglia, ad opera di fidanzati, conviventi, mariti, padri, zii, cugini, vicini di casa, amici...

Ah, ps: e ad opera di ITALIANI.

Violenza_su_donne

Per cui... se la matematica non è un'opinione, il 30% avviene ad opera di sconosciuti... .

Chi vuole capire, capisca...

La violenza uccide più del cancro.

Circa sei milioni e mezzo di donne hanno subito almeno una volta nella vita un qualche tipo di violenza, fisica o sessuale.

SEI MILIONI E MEZZO!!!

I dati li ho trovati qui.

Non sempre le violenze vengono denunciate, anzi: perché?

Perché ancora oggi, la donna "la violenza se la cerca"... eh certo!

Perché la Cassazione stabilisce che non è stupro se la ragazza indossava i jeans, è meno grave se la donna non è vergine, non è mica del tutto violenza se lei all'inizio era consenziente e poi ha cambiato idea (eh, ormai la bestia era scatenata...).

E ci reputiamo davvero un paese civile?

Mah... e ripeto: mah!

Per finire, vi segnalo questo blog molto interessante: Universo femminile.

Poi, se posso, un appello alle donne vittime di qualsiasi tipo di violenza: DENUNCIATE, DENUNCIATE, DENUNCIATE!

1522: numero gratuito anti violenza sulla donna.

Crediamoci noi per prime, qualcosa possiamo fare.

Non molliamo mai, donne! MAI.

Claudia

ps: leggete anche qui, tanto per farvi un'ideuzza...

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venerdì, 22 febbraio 2008, ore 00:25

Il 27 giugno del 1980 al largo di Ustica il dc9 dell’Itavia precipitò in mare per cause mai realmente accertate: il bilancio fu di 81 vittime. Per molti anni la carcassa dell’aereo rimase in fondo al mare, poi venne recuperata e chiusa in un hangar a Pratica di Mare: nel 2007, a 27 anni esatti dalla strage, l’aereo è stato portato a Bologna, in un Museo della Memoria costruito apposta. Il 27 giugno del 2007, nell’anniversario della strage, il museo è stato inaugurato con una cerimonia: al Teatro Manzoni di Bologna è stato registrato Ultimo volo, orazione civile per Ustica, che è oggi un cd. Abbiamo un’alternanza di brani recitati (letti da Manlio Sgalambro) e canzoni, magistralmente interpretate da Pippo Pollina e i suoi musicisti. La particolarità dei brani recitati (scritti dallo stesso Pollina) è che l’aereo a parlare, a raccontare la sua storia, da quando volava nei cieli, libero e felice, a quando è precipitato in acqua, ai lunghi anni trascorsi nell’hangar dal quale sentiva il profumo del mare, fino al lungo viaggio verso Bologna, godendosi il paesaggio delle colline umbre e della Toscana, fino all’arrivo nel suo museo, un luogo in cui tutti lo potranno vedere, avere sotto gli occhi lui e le 81 vittime che lui ormai ha adottato. Impossibile non emozionarsi, non commuoversi, impossibile restare impassibili. Le voci di Sgalambro e Pollina ci portano, piano, piano attraverso gli anni, il dolore, lo sgomento che prese, per quanto io possa immaginare, 28 anni fa e che ci prende ancora oggi, ogni volta che qualcuno ne parla, ogni singola volta che qualcuno dice che non ci sono colpevoli, perché non ci sono colpevoli per Ustica.

Ed è veramente emozione quella che ci prende al cuore, alla gola, quella che ci fa a pezzi l’anima. Pippo e Sgalambro ci regalano un’ora di sofferenza: le parole non possono scivolarci addosso, mentre le note ci accarezzano, lievi… perché non possiamo far finta che non sia successo nulla, non possiamo nasconderci dietro ai “io non c’ero, non so, non sono informato…”.

Ustica siamo noi, siamo noi quel gigante d’acciaio spezzato, quelle vittime innocenti, quel mare che ha accolto e cullato la morte, il dolore, il sangue, la paura.

Ancora una volta, mi ritrovo a chiedere PERCHE’ questo sia un cd pressoché introvabile, perché Pollina sia ignorato, sconosciuto, perché non si parli di questo progetto.

Le canzoni sono belle, sofferte, quasi sussurrate all’inizio, per poi lasciar esplodere rabbia ed emozione nell’ultimo brano.

 

Chi ha rubato il sonno alle madri e ha sperso gemme nel vento?

Chi ha sottratto il cielo ai bambini e di colpo l’ha spento?

Chi ha spezzato i polmoni d’acciaio del colosso volante?

 

Chi è stato???

Attendiamo risposta.

Pippo Pollina sito ufficiale (clicca!)

Dal momento che vi ho già parlato di Pippo Pollina, non mi dite che non lo conoscete... altrimenti vuol dire che non mi leggete!

Baci,

Claudia

 

 

sognatricenata
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venerdì, 15 febbraio 2008, ore 14:31

logo8

Il link dell'iniziativa.

Stasera alle 18 non sarò al pc, quindi. Sarà solo una goccia nel mare, ma meglio che niente.

Vi lascio anche un mio raccontino.

Andrea.

Il computer è acceso: il foglio bianco di Word guarda minaccioso il giovane che vi siede davanti, con il capo mollemente appoggiato sulla mano sinistra e lo sguardo perso nel vuoto. Clicca qui per continuare a leggere.

Bacinini,

Claudia

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lunedì, 14 gennaio 2008, ore 14:42

Sul blog Ascolta l'infinito ho pubblicato una mia poesia.

Spero che vi piaccia,

bacini,

Claudia

sognatricenata
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sabato, 12 gennaio 2008, ore 18:41

imagesCon questo racconto aderisco all'iniziativa di Comicomix, Un sorriso lungo un anno, in favore della lotta contro il Neuroblastoma infantile: basta poco, partecipate numerosi.

La forza di un sorriso.

Anna è seduta su una seggiola di metallo, sulla quale qualcuno ha messo un morbido cuscino a fiori dai mille colori per renderla più comoda: la stanza in cui si trova ha le pareti di un bianco sporco e lei pensa che avrebbero bisogno di essere riverniciate: chissà, forse Lorenzo, il suo collega, potrebbe occuparsene… E, magari, Andrea, il padre della piccola Jasmine,  potrebbe dare un’occhiata all’impianto elettrico: la luce continua a saltare e la radio, che dovrebbe farle un po’ di compagnia, sembra saltare a ritmo alternato con la luce. Anna allunga la mano e la spegne: è un fastidio e basta: e poi stanno arrivando, a poco a poco, tutte le persone che fanno parte del suo gruppo di auto-aiuto: oggi per lei è un gran giorno, perché finalmente potrà raccontare la sua storia. Gli uomini e le donne che entrano salutano con un filo di voce, senza rispondere all’aperto sorriso di Anna: prendono rapidamente posto e rimangono lì, a fissare il vuoto o a giocherellare nervosamente con il braccialetto. Nella stanza fa caldo, ma quasi tutti tengono addosso le giacche e le sciarpe, che odorano di pioggia e di vento: le gocce battono incessantemente sui vetri delle finestre e la tramontana fa piegare fino a terra le cime degli alberi che circondano l’edificio. Quando finalmente tutti sono arrivati e si sono seduti, Anna si schiarisce la voce ed inizia a parlare:

“Buongiorno a tutti, mi chiamo Anna e mi è stato chiesto di occuparmi di questo gruppo. Non so bene come cominciare il discorso, così prima di tutto vorrei che ognuno di voi dicesse il suo nome e perché si trova qui, poi parlerò io. Inizierà la signora alla mia destra.”

“Mi chiamo Sara e sono qui perché mi hanno diagnosticato un tumore: non ho voglia di vivere né di curarmi.”

“Io sono Stefano, mia moglie mi ha lasciato il mese scorso e vorrei solo morire.”

“ Salve, sono Barbara, mia figlia è morta da due anni e sono morta anch’io, con lei”

E così via via… storie diverse, ma sguardi uguali, parole mozzate, voci e mani che tremano, lacrime che fanno capolino all’angolo di occhi spenti, che guardano senza vedere nulla.

Quando anche l’ultima persona ha parlato, Anna riprende: “La vita non è stata generosa con me. Sono rimasta orfana appena maggiorenne, non ho potuto studiare come volevo, ho dovuto subito iniziare a lavorare per mantenere me stessa e Giada, la mia sorellina più piccola, che aveva solo 14 anni. Ho pensato sempre e soltanto a lei, chiedendo a Maurizio, l’uomo che mi amava e che io amavo, di aspettare che Giada crescesse, prendesse il diploma e perché no? anche la laurea. A 21 anni (io ne avevo 25) Giada rimase incinta di un compagno di Università, che però non volle curarsi del bambino: così ci rimboccammo le maniche per allevare il piccolo Angelo. Chiesi ancora una volta a Maurizio di avere pazienza, ma lui se ne andò con quella che credevo fosse la mia migliore amica. Dopo qualche anno Enrico, il papà di Angelo, tornò da Giada e la famigliola si trasferì dall’altra parte dell’Italia: provai a chiedere a mia sorella di portarmi con loro, ma ottenni solo vaghe promesse. Da quel momento chiusi i rapporti con l’unico pezzo di famiglia che mi era rimasto e decisi di proseguire con la mia vita, ma mi resi conto che il mondo era andato avanti senza di me: in quegli anni mi ero chiusa nel tran tran casa-lavoro: avevo trent’anni e nessuna prospettiva: non avevo più amiche, perché loro si erano stufate dei miei continui no, devo lavorare… no, devo occuparmi di Angelo, no, devo fare la spesa… Le mie ex amiche erano laureate, sposate, in attesa di bambini o già mamme, vestivano alla moda e frequentavano gente che non conoscevo e con la quale ero a disagio. Provai per un po’ a recuperare i rapporti con qualcuna di loro, che era ancora single, ma nel giro di un anno non avevo concluso nulla. Persi anche il lavoro, per una riduzione del personale e per qualche anno vissi di precariato, cibo della mensa dei poveri e grandi sacrifici. Mi avvicinavo al trentacinquesimo compleanno, sentendomi più o meno la sorella gemella di Matusalemme, quando mi chiamarono per un nuovo lavoro: impresa di pulizie. Destinazione: ospedale pediatrico. Piansi tutte le mie lacrime, non volevo quel lavoro, non in quel posto, almeno, ma dovetti rassegnarmi. Iniziai a lavorare, ma non stringevo rapporti con nessuno, dopo cinque lunghi anni quasi non conoscevo i colleghi. Così venne il giorno del mio quarantesimo compleanno. Me ne stavo sola, come sempre, alla fine del mio turno, vicino alla macchina delle bibite, tenendo in mano un bicchierino di the caldo e nell’altra una merendina al cioccolato: il mio pranzo di compleanno ed anche di Natale: eh sì, sono nata proprio il 25 dicembre. Fuori pioveva e, proprio come oggi, c’era anche un gran vento: la porta-finestra era rimasta leggermente aperta perché poco prima Lorenzo, il mio collega, era uscito per fumare e non l’aveva richiusa, come al solito: ma io stavo ugualmente lì, senza preoccuparmene, perché il vento mi portava il profumo del mare: guardavo fuori e vedevo il cielo grigio e gli alberi piegati, attraverso il velo delle mie lacrime, quando una vocina mi chiese: “Pecchè pangi?”Mi voltai e vidi una bambina che poteva avere al massimo tre anni, dai grandi occhioni scuri e dal visetto smunto, reso ancora più triste dalla mancanza dei capelli. Le risposi di tornarsene velocemente in camera sua, perché lì era freddo e non ci doveva stare. La piccola mi guardò, seria seria, e mi disse: “io non vado in camea, finché tu non mi ridai Pollo.” Chi? La guardai stupita e lei mi disse che le avevo preso il suo pupazzo e forse l’avevo buttato via: i suoi occhioni si riempirono di lacrime. Allora ricordai di aver trovato un piccolo pupazzo in una delle camere, per terra: l’avevo raccolto e l’avevo messo in tasca, dove me l’ero dimenticato. Lo tirai fuori e chiesi alla bambina se fosse quello: lei disse di sì e mi rivolse un sorriso che non dimenticherò mai: istintivamente, sorrisi anch’io: probabilmente non lo facevo da quanto? Dieci anni? La piccola mi disse: “come cei bella quaddo sorridi”

Da quel giorno non ho mai smesso di sorridere: la piccola oggi ha ventitré anni, s’è appena laureata e tra un anno si sposa: io non mi sono sposata, non ho fatto carriera, ma ogni giorno regalo sorrisi ai piccoli, incatenati nei loro letti d’ospedale da una malattia o da un incidente: non porto loro regali e non racconto storie: solo, sorrido a loro e loro sorridono a me. Questo è tutto.”

Anna tace, gli occhi velati di lacrime ma il sorriso sulle labbra: attorno a lei, tutti sono commossi. Il tempo a loro disposizione è finito: ma prima di andare via, ognuno vuole salutare Anna con una stretta di mano ed un sorriso. Quando tutti sono usciti, Anna accende il cellulare, che immediatamente squilla.

"Amore, allora ci vediamo più tardi, per cena? Mi manchi tantissimo."

Certo, Lorenzo. A più tardi”

Un bacio ed un sorriso,

Claudia

sognatricenata
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lunedì, 07 gennaio 2008, ore 15:55

Avete voglia di scrivere?

Siete bravi a realizzare racconti?

Avete una grande fantasia?

Bene!!! Questo è il blog che fa per voi!!! Partecipate!!!

Segnalo anche che oggi mi sono arrivate le copie di "Pensieri volontari", a proposito delle quali vi ri-segnalo il mitico blog di Paolo.

Appena ho letto tutte le poesie e i racconti ve ne parlerò, perché è un'iniziativa troppo bella: merita pubblicità, pubblicità e ancora pubblicità.

Bacetti,

Claudia

sognatricenata
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giovedì, 13 dicembre 2007, ore 19:27

Cari amici vicini e lontani (cit.),

vorrei dirvi che non me ne frega niente delle seguenti cose:

1) se redeimorti@hotmail.com s'impossessa della mia password e mi distrugge msn

2) se presto o tardi mi faranno pagare messenger

3) se c'è una bambina che ha 7 anni dal 2000 che sta morendo di leucemia/cardiopatia/nonsochetumore all'ospedale di Bologna/Torino/Milano e tutta Italia isole comprese e però se mandi la mail all'associazione pinco pallo vanno 30 centesimi

4) se i Parlamentari prendono 30milioni di euro al giorno e non pagano la bolletta della luce

5) se un bambino aspetta trasfusioni di sangue

Cinica? Bastarda? Disimpegnata?

NOOOO!!!

CAZZO, SONO BUFALE!!!

E circolano da ANNI, ormai, non da due giorni.

Quindi, per favore, basta!

L'ho già segnalato e lo risegnalo.

Il Disinformatico.

Si fa prima a controllare che a mandare la mail a tutta la rubrica!

Claudia scocciatella.

sognatricenata
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lunedì, 10 dicembre 2007, ore 16:06

Un libro, cosa avevate capito???

E guardate com'è bello...

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E' nato dal lavoro di tanti scrittori e poeti che popolano il web (sì, ci sono anch'io) ma non è solo per questo che segnalo quest'iniziativa!!!)

Qui trovate maggiori dettagli e qui, invece, potete ordinare il libro.

Per Natale si spendono tanti soldi in cose futili, questa almeno è un'ottima causa.

Mi raccomando, se potete pubblicizzate l'iniziativa, grazie.

Baci,

Claudia

sognatricenata
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categoria : segnalazioni