Ve la ricordate la strage di Via dei Georgofili, a Firenze? Sono passati 16 anni, era il maggio del 1993. Me la ricordo bene, perché era passato poco più di un anno dai terribili attentati a Falcone e Borsellino, c'era stato Mani Pulite e le cose stavano cambiando lentamente e poi perché nell'attentato rimasero coinvolte persone di Spezia e Sarzana.
Ieri la mamma della fidanzata di una delle vittime ha scritto a Totò Riina.
Ha scritto al capo dei capi della mafia, Salvatore Riina, per informarlo che la figlia Francesca si è laureata. «Una rivincita su quei 300 chili di tritolo usato sulla pelle di innocenti per nascondere ancora una volta le miserie di chi ha dato alla mafia la possibilità di andare in Parlamento».
Autrice della lettera è Giovanna Maggiani Chelli, portavoce dell’associazione dei familiari delle vittime della strage mafiosa di via dei Georgofili avvenuta a a Firenze, il 27 maggio 1993: sua figlia Francesca, che all’epoca aveva 22 anni, fu tra i feriti dell’attentato, il fidanzato della giovane Dario Capolicchio, di Sarzana, fu tra le cinque vittime.
Francesca Chelli, spezzina, oggi si è laureata in architettura a Firenze con 110 e lode. All’epoca dell’attentato abitava in via dei Georgofili con Dario. Da allora non è più stata la stessa.
«I suoi uomini - scrive la madre a Riina - le hanno rovinato la vita», ma aggiunge: «Il suo tritolo, il vostro tritolo e di quanti con voi lo hanno fortemente voluto per salvarsi dalla galera, ha spezzato mia figlia ma non l’ha piegata. Pur tra mille difficoltà e uno Stato spesso disattento, mia figlia ce l’ha fatta a raggiungere l’obiettivo che si era prefissata».
Nella lettera Giovanna Maggiani Chelli ricorda di aver già scritto al superboss per chiedere un suo pentimento ma «Lei ritiene di non essere “un infame”, lei una coscienza non ce l’ha. Ma se può consolarla, tra i politici, nelle istituzioni, fra i dirigenti di aziende e finanziarie importanti, fra i direttori di banca come fra gli alti prelati sono in tanti a non avere una coscienza...come lei».
Poi Giovanna Maggiani Chelli conclude la sua missiva così: «Dica a sua figlia di trovarlo lei il coraggio di raccontare tutto quello che sa, di dirci con chi il padre andava a braccetto e anche sua figlia ce l’avrà fatta, alla faccia di chi, ogni giorno, dice fra sé e sé “tanto i Riina non parlano perche´ sono mafiosi con la coppola e loro non tradiscono, noi invece con i colletti bianchi li sappiamo tradire eccome”. I politici ci hanno traditi, diceva Leoluca Bagarella in aula a Firenze durante i processi per le stragi del 1993. Io c’ero».
Complimenti a Francesca, tanti auguri per la sua laurea e speriamo che la vita le sorrida, alla faccia di certa gentaglia.
Baci,
Claudia
ps: pur non essendo d'accordo con la legge "imbavaglia-blog" ritengo che la censura non si possa combattere autocensurandosi, quindi oggi ho voluto postare. 
Ci sono artisti che appartengono alla tua vita, alla tua storia, che ci sono sempre stati anche se non li seguivi da quando eri adolescente.
E Micheal era uno di questi... ho ascoltato mille volte Bad, andai al cinema a vedere Moonwalker, poi i miei gusti musicali cambiarono e così lo abbandonai.
Ma lui comunque c'era...
Addio, Micheal...
Baci,
Claudia
...e ancora non sembra vero, ancora speriamo che sia solo un sogno, un bruttissimo sogno...
E mentre la sua voce ci fa compagnia, mentre si attraversa Genova col suo ricordo nelle orecchie, il tempo scorre e sono già dieci anni...
Grazie, grazie, grazie di tutto, amico fragile...
AMICO FRAGILE
Amico fragile
Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo, "Se mi vuoi bene piangi"
per essere corrisposti, valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo , "Mi ricordo"
per osservarvi affittare un chilo d'erba
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità;
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi
ero molto più curioso di voi.
E poi sospeso tra i vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci
tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora lei è una donna piuttosto distratta"
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra.
E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi
Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a vederle spalancarsi la bocca
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo
Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
il mio è un po' di tempo che si chiama Libero
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.
E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.
Un bacio,
Claudia
E’ una splendida giornata estiva, calda e assolata, con un cielo azzurrissimo ed io sono al mare con tutta la famiglia: mamma e papà, che sono in ferie perché è agosto e zii e cugini che sono venuti da Treviso per passare qui le vacanze. Ho circa undici anni, Nicoletta ne ha quindici e Mario sei. Il copione delle nostre giornate sulla spiaggia è sempre uguale, ma a noi va benissimo così: arriviamo al mare al mattino, col vaporetto delle dieci, ci tuffiamo in acqua continuamente e giochiamo a tirare sassi, a camminare sugli scogli, con inevitabili scivoloni, e a spiare granchi e altri abitanti del mare: non c’è sabbia, al Pozzale, quindi per noi niente secchielli, né palette, né formine.
Mentre le mamme chiacchierano e si rosolano al sole, affermando che l’acqua è “ghiaccio sciolto” anche quando ha una temperatura simile al brodo per i tortellini e i papà vanno in cerca di muscoli e polpi, Nicoletta recupera gli scheletri dei ricci di mare e prova a pescare senza riuscirci, io esploro i fondali marini con la maschera, rincorrendo pesci e cercando sassi colorati, e Mario rompe le scatole un po’ a tutti. La mattinata passa così, poi si pranza sotto gli alberi e quindi si va tutti al bar: caffè per gli adulti, gelato per i piccoli. Successivamente, arriva il nostro momento, quello più atteso: la passeggiata da soli, lontani dagli occhi di mamma e papà, finalmente liberi: per poco tempo, è vero, ma a noi sembra già una conquista. L’isola è piccola, perdersi è impossibile e i nostri genitori si fidano abbastanza di noi da credere che mai e poi mai potremmo metterci nei guai: inoltre, in fondo, forse, sono anche contenti di non doversi più arrampicare qua e là per portarci a fare il giretto del dopo pranzo: così possono stare all’ombra a leggere il giornale e chiacchierare senza scocciatori che chiedono mille cose e sbuffano perché devono aspettare le quattro per fare nuovamente il bagno. Così, noi tre cuginetti partiamo, sotto un sole rovente, che per noi è il simbolo dell’estate e che vuol dire che si può andare al mare: passiamo a salutare i parenti che passano i mesi estivi in una roulotte sull’isola e poi ci avventuriamo su per la vecchia cava. Quante volte ci siamo arrampicati lassù con i nostri genitori! Cosa può succederci di male? Il cielo è azzurro, fa caldo e sentiamo di essere in grado di fare qualunque cosa, per cui continuiamo a salire anche quando le altre persone scompaiono dalla nostra vista, con tanto coraggio e un pizzico d’incoscienza, propria dei giovanissimi. Non conosciamo tutti gli angoli della cava, però saliamo e saliamo, continuando ad andare avanti anche quando ci dobbiamo appiattire contro la parete di roccia per non cadere nel vuoto. Abbiamo paura? No, o forse solo un po’, ma la esorcizziamo con le risate, con le stupidaggini che si dicono quando si è spaventati ma non si vuole farlo vedere, perché avere paura è una cosa da piccoli, e noi ci sentiamo grandi! Accidenti, però: fa davvero caldo! Nicoletta ha tolto il reggiseno del costume, prima di pranzo, ed ha messo la maglietta, quindi ora non può spogliarsi e questo le fa rabbia. Ma che ore saranno? Non dovremmo forse tornare indietro? E da dove si torna? E se i genitori si arrabbiano? Chissà cosa pensano, forse sono preoccupati: in ogni caso, noi non li siamo e guardiamo a bocca aperta lo spettacolo del mare sotto i nostri occhi, avendo nel cuore una sensazione irripetibile di libertà, di potere, di immortalità: in quel momento siamo immortali ed esistono soltanto il cielo sopra di noi, il sole che ci accarezza i corpi e le onde che si infrangono contro gli scogli, onde così lontane che non possono bagnarci.
Ma bisogna pur tornare indietro e a malincuore ci avviamo: dopo un po’ che camminiamo, ci chiediamo: ma che cosa abbiamo combinato? Ci stanno cercando tutti: genitori, zii, parenti della roulotte e persino alcuni sconosciuti che si sono interessati al nostro caso: i tre cuginetti scomparsi chissà dove. Probabilmente ora ci aspetterà una sgridata, o comunque dovremo rispondere a mille domande ed essere sottoposti ad altrettante raccomandazioni: ma per quello che abbiamo vissuto e visto, per quel mare dalle mille sfumature del blu, per quella sensazione di libertà assoluta, ne è valsa veramente la pena. E poi, particolare non trascurabile, è già ora di fare il bagno!
Bacini,
Claudia
Sogni dolcissimi,
Claudia
ps: questi erano tempi, quando almeno si capiva cosa stessero pubblicizzando!!!
Prelevato da un forum.
Noi che ci divertivamo anche facendo 'Strega comanda color'.
Noi che le femmine ci obbligavano a giocare a 'Regina reginella' e a 'Campana'.
Noi che facevamo 'Palla Avvelenata'.
Noi che giocavamo regolare a 'Ruba Bandiera'.
Noi che non mancava neanche 'dire fare baciare lettera testamento'.
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della bicicletta.
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
Noi che 'se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce'.
Noi che passavamo ore a cercare i buchi sulle camere d'aria mettendole in una bacinella.
Noi che ci sentivamo ingegneri quando riparavamo quei buchi col tip-top.
Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
Noi che facevamo a gara a chi masticava più big-babol contemporaneamente.
Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.
Noi che quando starnutivi, nessuno chiamava l'ambulanza.
Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa.
Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella.
Noi che se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva con le mani non era fallo.
Noi che giocavamo a 'Indovina Chi?' anche se conoscevamo tutti i personaggi a memoria.
Noi che giocavamo a fiori frutta e città (e la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che con le 500 lire di carta ci venivano 10 pacchetti di figurine.
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini.
Noi che ci spaccavamo le dita per giocare a Subbuteo.
Noi che avevamo il 'nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'.
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la penna.
Noi che in TV guardavamo solo i cartoni animati.
Noi che avevamo i cartoni animati belli!!!
Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake e Mazinga.
Noi che guardavamo 'La Casa Nella Prateria' anche se metteva tristezza.
Noi che abbiamo raccontato 1.500 volte la barzelletta del fantasma formaggino.
Noi che alla messa ridevamo di continuo.
Noi che si andava a messa se no erano legnate.
Noi che si bigiava a messa.
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo.
Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno.
Noi che non avevamo nemmeno il telefono fisso in casa.
Noi che si andava in cabina a telefonare.
Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l'albero.
Noi che le palline di Natale erano di vetro e si rompevano.
Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti, i nostri compagni di classe.
Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra.
Noi che alle feste stavamo sempre col manico di scopa in mano.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
Noi che guardavamo film dell'orrore anche se avevi paura.
Noi che giocavamo a calcio con le pigne.
Noi che le pigne ce le tiravamo pure.
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti.
Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le 4.
Noi che a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali.
Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli e tornavamo da soli.
Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma a casa te ne dava due.
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che internet non esisteva.
Noi che sappiamo a memoria 'Zoff Gentile Cabrini Oriali Collovati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore Bearzot)'.
Noi che 'Disastro di Cernobyl' vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
Noi che compravamo le uova sfuse, e la pizza alta un dito, con la carta del pane che si impregnava d'olio.
Noi che non sapevamo cos'era la morale, solo che era sempre quella.. fai merenda con Girella.
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
Noi che sapevamo che erano le 4 perchè stava per iniziare BIM BUM BAM.
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perchè c'era Happy Days.
Noi che il primo novembre era 'Tutti i santi', mica Halloween.
Che fortuna esserci stati!!!
Qualche sorriso e un po' di malinconia, eh? 

Non tutti mi riguardano da vicino, solo quelli sottolineati.
Buona serata,
Claudia
Quanto mi manchi!!!
Quanto manchi a TUTTO il cinema italiano.
Ci rimangono la tua poesia, la tua leggerezza, la dolcezza del tuo sguardo, il tuo sorriso.
Grazie, grazie di tutto.
E ciao, ovunque tu sia.
O ssaje comme fa 'o core.
(Poesia di Massimo, messa in musica da Pino Daniele)
Tu stive 'nzieme a n'ato
je te guardaje
primma 'e da' 'o tiempo all'uocchie
pe' s'annammura'
già s'era fatt' annanze 'o core.
A me, a me
'o ssaje comme fa 'o core
a me, a me
quann' s'è annamurato.
Tu stive 'nzieme a me
je te guardavo
comm'è succiesso, ammore
ca è fernuto
ma je nun m'arrenn'
ce voglio pruva'.
Je no, je no
'o ssaje comme fa 'o core
je no, je no
quann s'è sbagliato.
Un bacio,
Claudia
Ps: la foto l'ho presa qui.
Ripenso alle estati di quando ero bambina, quando estate voleva dire tre mesi senza pensieri. Risento il profumo delle merende dalla nonna, quel pane con l’olio che sembrava degno del migliore chef.
Mi sembra quasi di risentirne il sapore.
Ricordo l’acqua con la menta, l’acqua verde, come la chiamavo da bambina, nella roulotte dei cugini di papà.
Sento il rumore delle onde, del vento tra gli alberi, dei sassi che mio cugino gettava instancabile in acqua.
E la sua voce che chiama prima sua sorella, poi me, esortandoci a tuffarci.
Ti butti, ti butti, come una litania.
Rivivo la magia dei primi sguardi di un ragazzo.
Rivedo la strada polverosa che portava alla spiaggia, i sassi incandescenti sotto il sole.
La vista mozzafiato dalle vecchie cave, pericolose ma affascinanti.
E quella volta che abbiamo buttato un sassolino in una buca e non siamo riusciti a sentire quand’è caduto in mare.
Le risate.
Le lunghe nuotate.
Gli scivoloni sugli scogli.
Le cadute sui ricci.
L’odore di caldo, di sole, di sassi.
Le mie estati da bambina erano così.
Era tanto che non scrivevo... oggi (anzi, ieri) pomeriggio m'è venuto questo... scritto abbastanza di getto...
baci,
Claudia
I ricordi sono fra le cose più importanti che abbiamo.
Fanno parte di noi, della nostra vita, anche quando li vorremmo cancellare. E basta poco, pochissimo per rivivere delle scene, per far accendere una luce nella nostra mente.
Un odore, una frase, lo sfiorarsi delle mani di due attori in tv...
Una canzone, una parola, un film...
A volte scuoto la testa, cercando di allontanare quello che mi viene in mente, altre volte, invece, mi lascio trasportare.
Ricordi belli, brutti, dolorosi o che mi fanno ridere da sola per la strada.
Eccone alcuni, in ordine rigorosamente sparso. 
... la merenda dalla nonna: pane con l'olio d'oliva...
... le risate in classe con la mia compagna di banco di quarta ginnasio...
...il primo giorno di scuola di prima liceo in una classe nuova, il mio sguardo spaesato e poi metà classe che mi si accalca intorno per presentarsi...
... la prima volta che ho fatto l'amore con M., mentre nel lettore MC girava senza sosta Anime Salve...
... la gita di terza media, con la mia prima volta in discoteca...
... che te frega, siamo a Londra!!! (la Manu capirà)...
... una sera d'estate a Portovenere con un amico...
... il primo 30 all'università...
... lo sguardo smarrito delle persone al funerale di F....
... la cena di terza liceo...
... i tipi toscani che ci provano in piazza a Budapest...
... il primo bacio con F. davanti al monumento di Garibaldi...
... la fine della mia amicizia con R....
Buoni ricordi a tutti.
Baci,
Claudia.
ps: non faccio quasi mai post o appelli dedicati ad una sola persona, ma in questo ps voglio fare un'eccezione: MANUUUUUU TI VOGLIO UN SACCHISSIMO DI BENEEEEE!!! ![]()
C'era una volta una bambina che aspettava con ansia San Giuseppe, perché nella sua città (di cui San Giuseppe è il patrono) in quel periodo c'era una bellissima fiera.
Tre giorni di fiera, mica uno!!! A quella bambina piaceva un sacco andare in giro per le bancarelle, curiosare qua e là... e c'era tanta gente!
La sua città, normalmente sonnacchiosa, sembrava risvegliarsi in quei giorni, la gente usciva, tutti sembravano più felici.
Lei si comprava i dolci, soprattutto: croccante, brigidini, cioccolato, liquirizia...
E poi i giocattoli... che vennero sostituiti dalla bigiotteria quando diventò adolescente... eh, sì... non si resta a vita bambine!
Ma a parte quello che si poteva comprare, c'era da guardare... c'erano quei bizzarri personaggi che pulivano vetri, aspiravano polvere che loro stessi gettavano nei loro finti pavimenti, c'erano quelli che tagliuzzavano verdure con coltelli e grattugie eccezionali... e così via.
E poi quel profumo di dolce e salato assieme.
Quando passavano i tre giorni, quella bambina sentiva una punta di malinconia.
Oggi quella bambina è una donna, ma aspetta lo stesso con una punta dell'antica impazienza i tre magici giorni, e saluta la fiera con una punta dell'antica malinconia.
Ancora oggi gira per le bancarelle, guarda, compra dolci...
Chissà, forse non è ancora cresciuta del tutto... e forse non crescerà mai.
Baci,
Claudia