In quel pozzo di piscio e cemento
In quel campo strappato dal vento
A forza di essere vento
C’era un campo Rom, a Milano, e i bambini di questo campo Rom andavano a scuola, assieme ai bambini italiani.
Porto il nome di tutti i battesimi
Ogni nome è il sigillo di un lasciapassare
Per un guado una terra una nuvola un canto
Un diamante nascosto nel pane
Per la stessa ragione del viaggio viaggiare
E forse sognavano un futuro migliore.
E i bambini italiani li amavano.
E le famiglie rom e quelle italiane erano amiche.
Il cuore rallenta, la testa cammina
In un buio di giostre in disuso
Qualche rom si è fermato italiano
Come un rame a imbrunire su un muro
E qualche bambino Rom avrà sognato un futuro da italiano, mentre qualche mamma voleva solo andare a fare le pulizie nella bella casa di qualche ricco signore italiano.
Saper leggere il libro del mondo
Con parole cangianti e nessuna scrittura
Nei sentieri costretti in un palmo di mano
I segreti che fanno paura
Finché un uomo ti incontra e non si riconosce
E ogni terra si arrende e si accede la pace
Però un giorno, in questo campo, è arrivata la polizia con le ruspe, alle sette del mattino e ha sgomberato il campo, dando alla gente mezz’ora di tempo per raccogliere i cocci di una vita intera.
I figli cadevano dal calendario
Yugoslavia Polonia Ungheria
I soldati prendevano tutti
Tutti caricati sulle macchine, o sulle camionette, verso un nuovo destino di disperazione… o lasciati, soli, in mezzo a una strada.
E poi Mirka a San Giorgio di maggio
Tra le fiamme dei fiori a ridere e a bere
E un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
E dagli occhi cadere
Lacrime di dolore per le case perse, per le amicizie lasciate tra le rovine del campo, per l’allontanamento dai vicini: tutti sparsi un po’ qui un po’ là.
E ora alzatevi spose bambine
Che è venuto il tempo di andare
Con le vene celesti dei polsi
Anche oggi si va a caritare
E i bambini più grandi di sette anni separati dalle madri. Come in un tremendo deja-vù, questo ci riporta al secolo scorso e non succedeva a Milano ma ad Auscwitz, Mathausen, Berger Belsen e così via.
E se questo vuol dire rubare
Questo filo di pane tra miseria e fortuna
Allo specchio di questa kampina
Ai miei occhi limpidi come un addio
Lo può dire soltanto chi sa di raccogliere
Il punto di vista di Dio.
Se esiste un Dio, lassù, giudicherà bene chi ha ordinato e eseguito questo attacco nazista?
Ma la domanda più inquietante è: fa più paura un bimbo Rom che va a scuola o un bimbo Rom che non va a scuola?
Cvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kasta
vasu ti baro nebo
avi ker
kon ovla so mutavia
kon ovla
ovla kon ascovi
me gava palan ladi
me gava
palan bura ot croiuti
Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna
perché l'aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà
sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali
(Il corsivo è Khorakanè, di Fabrizio de André, splendida lirica dedicata allo sterminio del popolo rom)
baci,
Claudia
Ho passato un bel fine settimana con gli amici del bar Delirio... non ci trovavamo tutti assieme da Capodanno e mi mancavano tantissimo le risate che mi faccio in loro compagnia, mi mancava la complicità, il capirsi con uno sguardo.
Siamo andati a casa di Marchino, a Perarolo (
) e a Treviso, dove ho visto anche la mia cuginetta. 
Quei giorni sono volati e ora loro mi mancano tantissimo... accidenti alla lontananza!
Spero che riusciremo a organizzarci per Capodanno.
Di solito quando torno dai raduni deliranti faccio post pieni di frasi assurde che abbiamo detto, ma stavolta sono malinconica... anche perché ho pure altri pensieri in testa, magari ve ne parlerò... vedremo.
Comunque sia... nonostante i cattivi pensieri (le cosiddette pippe mentali) cerco di andare avanti a testa alta e vi lascio questa canzone, che trovo splendida.
Gracias a la vida
Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió dos luceros, que cuando los abro
Perfecto distingo, lo negro del blanco
Y en el alto cielo, su fondo estrellado
Y en las multitudes, el hombre que yo amo
Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el oído, que en todo su ancho
Graba noche y día, grillos y canarios
Martillos, turbinas, ladridos, chubascos
Y la voz tan tierna, de mi bien amado
Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el sonido, y el abecedario
Con el las palabras, que pienso y declaro
Madre, amigo, hermano y luz alumbrando
La ruta del alma del que estoy amando
Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la marcha, de mis pies cansados
Con ellos anduve, ciudades y charcos
Playas y desiertos, montañas y llanos
Y la casa tuya, tu calle y tu patio
Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió el corazón, que agita su marco
Cuando miro el fruto del cerebro humano
Cuando miro el bueno tan lejos del malo
Cuando miro el fondo de tus ojos claros
Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la risa y me ha dado el llanto
Así yo distingo dicha de quebranto
Los dos materiales que forman mi canto
Y el canto de ustedes, que es el mismo canto
Y el canto de todos, que es mi propio canto
Y el canto de ustedes, que es mi propio canto.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato due occhi che quando li apro
chiaramente vedo il nero e il bianco
chiaramente vedo il cielo alto brillare al fondo
nella moltitudine l'uomo che amo
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato l'udito così certo e chiaro
sento notti e giorni, grilli e canarini
turbini, martelli ed i lunghi pianti di cani
e la voce tenera del mio amato
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato il passo dei miei piedi stanchi
con loro ho attraversato città e pozze di fango
lunghe spiagge vuote, valli e poi alte montagne
e la tua casa e la tua strada e il tuo cortile
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
del mio cuore in petto il battito chiaro
quando guardo il frutto della mente umana
quando vedo la distanza tra il bene e il male
quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato il sorriso e mi ha dato il pianto
così io distinguo la buona o brutta sorte
così le sensazioni che fanno il mio canto
grazie alla vita che mi ha dato tanto.
Claudia
E' morta oggi Teresa Sarti Strada, moglie di Gino: da un po' era malata.
Da queste misere pagine parte il mio virtuale e fortissimo abbraccio al marito e alla figlia: Teresa è stata una grande donna e la ricorderemo sempre.
RIMINI, FABRIZIO DE ANDRE'
RIMINI
Teresa ha gli occhi secchi
guarda verso il mare
per lei figlia di pirati
penso che sia normale
Teresa parla poco
ha labbra screpolate
mi indica un amore perso
a Rimini d'estate.
Lei dice bruciato in piazza
dalla santa inquisizione
forse perduto a Cuba
nella rivoluzione
o nel porto di New York
nella caccia alle streghe
oppure in nessun posto
ma nessuno le crede.
Coro:Rimini, Rimini
E Colombo la chiama
dalla sua portantina
lei gli toglie le manette ai polsi
gli rimbocca le lenzuola
"per un triste re cattolico - le dice -
ho inventato un regno
e lui lo ha macellato
su di una croce di legno.
E due errori ho commesso
due errori di saggezza
abortire l'America
e poi guardarla con dolcezza
ma voi che siete uomini
sotto il vento e le vele
non regalate terre promesse
a chi non le mantiene".
Coro:Rimini, Rimini
Ora Teresa è all'Harry's Bar
guarda verso il mare
per lei figlia di droghieri
penso che sia normale
porta una lametta al collo
è vecchia di cent'anni
di lei ho saputo poco
ma sembra non inganni.
"E un errore ho commesso - dice -
un errore di saggezza
abortire il figlio del bagnino
e poi guardarlo con dolcezza
ma voi che siete a Rimini
tra i gelati e le bandiere
non fate più scommesse
sulla figlia del droghiere".
Coro:Rimini, Rimini
Baci,
Claudia



CREUZA DE MÄ (1)
Umbre de muri muri de mainé
dunde ne vegnì duve l'è ch'ané
da 'n scitu duve a l'ûn-a a se mustra nûa
e a neutte a n'à puntou u cutellu ä gua
e a muntä l'àse gh'é restou Diu
u Diàu l'é in çë e u s'è gh'è faetu u nìu
ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria
e a funtan-a di cumbi 'nta cä de pria
E 'nt'a cä de pria chi ghe saià
int'à cä du Dria che u nu l'è mainà
gente de Lûgan facce da mandillä
qui che du luassu preferiscian l'ä
figge de famiggia udù de bun
che ti peu ammiàle senza u gundun

E a 'ste panse veue cose che daià
cose da beive, cose da mangiä
frittûa de pigneu giancu de Purtufin
çervelle de bae 'nt'u meximu vin
lasagne da fiddià ai quattru tucchi
paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi (2)
E 'nt'a barca du vin ghe naveghiemu 'nsc'i scheuggi
emigranti du rìe cu'i cioi 'nt'i euggi
finché u matin crescià da puéilu rechéugge
frè di ganeuffeni e dè figge
bacan d'a corda marsa d'aegua e de sä
che a ne liga e a ne porta 'nte 'na creuza de mä
1) Creuza: qui impropriamente tradotto: mulattiera. In realtà la creuza è nel genovesato una strada suburbana che scorre fra due muri che solitamente determinano i confini di proprietà.
2) Lévre de cuppi: gatto

Ombre di facce facce di marinai
da dove venite dov'è che andate
da un posto dove la luna si mostra nuda
e la notte ci ha puntato il coltello alla gola
e a montare l'asino c'è rimasto Dio
il Diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido
usciamo dal mare per asciugare le ossa dell'Andrea
alla fontana dei colombi nella casa di pietra
E nella casa di pietra chi ci sarà
nella casa dell'Andrea che non è marinaio
gente di Lugano facce da tagliaborse
quelli che della spigola preferiscono l'ala
ragazze di famiglia, odore di buono
che puoi guardarle senza preservativo
E a queste pance vuote cosa gli darà
cose da bere, cose da mangiare
frittura di pesciolini, bianco di Portofino
cervelli di agnello nello stesso vino
lasagne da tagliare ai quattro sughi
pasticcio in agrodolce di lepre di tegole
E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli
emigranti della risata con i chiodi negli occhi
finché il mattino crescerà da poterlo raccogliere
fratello dei garofani e delle ragazze
padrone della corda marcia d'acqua e di sale
che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare

Claudia
Buona domenica, vi lascio un gioiellino...
La fiera della Maddalena, Max Manfredi
Mi sono trovato sveglio con il lichene nei miei capelli.
Mi sono trovato sveglio con il levante nei miei capelli.
Non vedevi più un filo d’acqua, solo le briciole dei ruscelli.
Non sentivi più un filo d’acqua, solo stormire occhi d’uccelli.
Ho chiesto dov’è la strada per la fiera della Maddalena.
Ho chiesto qual’è la strada per la fiera della Maddalena.
Lontano i musicanti si sentivano a malapena
nei giorni che ogni momento era la diga di un fiume in piena.
Lailala…
Ho saltato il roveto con un passo da equilibrista.
Ho saltato il roveto col mio passo da equilibrista.
Piangevo bacche di sangue, era il rosario dell’ametista,
ridevo di meraviglia, sgranando gli occhi dell’ametista.
Ho comprato una chitarra alla fiera della Maddalena,
ho comprato una chitarra alla fiera della Maddalena,
per ogni bugia che ho detto, ho acceso in chiesa una candela,
per ogni bugia che dico, accendo al sole il telo di una vela.
Sentivo una canzone, non era mia, nè di nessuna.
La trama così sottile che non vedevi la cucitura…
Son brividi di ragnatela sul volto pallido della luna,
son brividi lungo la schiena sotto le reti della calura.
Lailala…
Volevo una canzone come una vergine che va sposa,
volevo una canzone come una vergine che va sposa.
Tutti a farle il filo intorno perché è bella, perché è ritrosa,
tutti a filo di coltello perché è promessa, perché è gelosa.
Volevo una canzone come una donna di malaffare,
di tutti e di nessuno, come una lingua, come un altare.
Tutti in fila al lavatoio, quando all’alba si va a lavare,
tutti in fila sul portone, lei solo sceglie chi deve entrare.
Lailala…
Bacini,
Claudia
ps: leggete bene il testo, è qualcosa di spettacolare!
Ho pensato a lungo a cosa scrivere del mio viaggio a Napoli, ma alla fine ho deciso di lasciar parlare le immagini... e le parole di Pino Daniele.

Napule è
Napule è mille culure
Napule è mille paure Napule
è a voce de' criature
che saglie chianu chianu e
tu sai ca nun si sulo.
Napule è nu sole amaro
Napule è addore 'e mare
Napule è 'na carta sporca
e nisciuno se ne importa e
ognuno aspetta a' ciorta.
Napule è 'na cammenata
inte viche miezo all'ato
Napule è tutto 'nu suonno
e 'a sape tutti o' munno ma
nun sanno a verità.
Napule è mille culure
(Napule è mille paure)
Napule è 'nu sole amaro
(Napule è addore e' mare)
Napule è 'na carta sporca
(e nisciuno se ne importa)
Napule è 'na camminata
(inte viche miezo all'ato)
Napule è tutto nu suonno
(e a' sape tutti o' munno)

Bacini,
Claudia
...e ancora non sembra vero, ancora speriamo che sia solo un sogno, un bruttissimo sogno...
E mentre la sua voce ci fa compagnia, mentre si attraversa Genova col suo ricordo nelle orecchie, il tempo scorre e sono già dieci anni...
Grazie, grazie, grazie di tutto, amico fragile...
AMICO FRAGILE
Amico fragile
Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo, "Se mi vuoi bene piangi"
per essere corrisposti, valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo , "Mi ricordo"
per osservarvi affittare un chilo d'erba
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità;
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi
ero molto più curioso di voi.
E poi sospeso tra i vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci
tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora lei è una donna piuttosto distratta"
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra.
E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi
Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a vederle spalancarsi la bocca
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo
Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
il mio è un po' di tempo che si chiama Libero
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.
E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.
Un bacio,
Claudia
Allora, siccome io sono testa dura e non mi arrendo di fronte a nulla (o quasi), sfido ancora una volta l'indifferenza quasi totale e ritorno a parlarvi di Pippo Pollina, di cui vi ri-segnalo il sito ufficiale.
Dovete sapere che a me piace ascoltare i cantanti che non ascolta quasi nessuno e poi fargli pubblicità, così tanto per farmi dire: ma chi cavolo è questa gente che ascolti?
Sarebbe stato troppo semplice ascoltare che so, Ramazzotti o Antonacci... che gusto c'è, li ascoltano tutti! Volete mettere dire: "Io ascolto Pippo Pollina!" Wow, e chi è?
Va beh, basta delirare.
Oggi ho ordinato l'ultimo cd di Pippo sul questo sito e non vedo l'ora di ascoltarlo, perché le canzoni che ho sentito qui mi sono piaciute immensamente... vi prego ascoltate Grida no e Caffè Caflish... a me hanno già creato dipendenza!!! 
Devo sviolinare un po' Pippo??? Non mi stancherò mai di chiedermi perché in Italia è snobbato e sconosciuto... io ci provo a fargli un po' di pubblicità ma non so fino a che punto possa servire
.
Fidatevi, è davvero un grande!!!
Tanto non smetterò di parlarvi di lui, perché prima o poi arriverà il cd e quindi ci sarà la recensione e poi forse il 20 gennaio andrò al suo concerto!!!
Che faccio, ve lo lascio anche un suo video??? Mmm... io direi di sì!
Versi per la libertà
Ammanitati lu ventu
si criditi
ca vi scummina li capiddi
lu ventu ca trasi dintra li casi
pi cunnurtari lu chiantu confortare
lu ventu ca trasi dintra li casi.
Ammanittati lu chiantu
si criditi
pi cuitari lu munnu
lu chianti ca matura dintra li petti
e sdirrubba li mura e astuta li cannili
e sdirrubba li mura e astuta li cannili.
Ammanittati la fami
si criditi
d'addifinnirivi li garruna
ma la fami nunn'avi vrazza
lu chiantu nunn'avi affruntu
ma la fami nunn'avi vrazza
lu chiantu nunn'avi affruntu
lu ventu nun sapi sbarri.
Ammanittati l'ummiri
che di notti vannu pi li jardina
a mettiri banneri supra li petri
e chiamanu a vuci forti li matri
ca nunn'annu cchiù sonnu
e vigghianu d'arreri li porti
ammanittati li morti.
Ammanittati li morti
si criditi.
Ammanettate il vento
se credete
che vi scombina i capelli
il vento che entra nelle case
per consolare il pianto
il vento che entra nelle case.
Ammanettate il pianto
se credete
per tranquillizzare il mondo
il pianto che matura nei petti
e distrugge le mura e spegne le candele
e distrugge le mura e spegne le candele.
Ammanettate la fame
se credete
di difendervi i galloni
ma la fame non ha braccia
il pianto non ha vergogna
ma la fame non ha braccia
il pianto non ha vergogna
il vento non conosce sbarre / barriere .
Ammanittate le ombre
che di notte vanno nei giardini
a mettere bandiere sopra le pietre
e chiamano a voce forte le madri
che non hanno più sonno
e vegliano dietro le porte (chiuse)
ammanettate i morti.
Ammanettate i morti
se credete.
baci,
Claudia
ps: la traduzione l'ho trovata in rete.
ps2: il ragazzo che canta con Pippo è il chitarrista Enzo Sutera
L'avevo già postata l'anno scorso, ma putroppo è sempre attuale.
Buon Natale!
So this is Christmas Così è Natale
And what have you done? E cos'hai fatto?
Another year over Un altro anno è finito
And a new one just begun E uno nuovo è appena iniziato.
And so this is Christmas E così è Natale
I hope you have fun Spero che vi divertiate
The near and the dear one Il vicino e il lontano
The old and the young. Il vecchio e il giovane.
A very Merry Christmas Buon Natale
And a Happy New Year E felice Anno Nuovo
Let's hope it's a good one Speriamo sia buono
Without any fear Senza alcuna paura
And so this is Christmas E così è Natale
For weak and for strong Per i deboli e i forti
For rich and the poor ones Per i ricchi e i poveri
The world is so wrong Il mondo è così sbagliato.
And so Happy Christmas E così Felice Natale
For black and for white Per i neri e pei i bianchi
For yellow and red ones Per i gialli e i rossi
Let's stop all the fight. Finiamo tutti i combattimenti.
War is over! La guerra è finita!
If you want it Se tu lo vuoi
War is over! La guerra è finita!
War is over, Now! La guerra è finita, Ora!
Claudia
Il vento si dileguava in un girotondo di foglie,
l'asfalto era una lama di sole, lucido come un presagio nero.
Era l'ora del riposo, invero…
La città si truccava allo specchio chi brindava alla gioventù,
chi senza saperlo era già vecchio era già vecchio, chi guardava alla tivù
la tavola di Ginevra e el Re Artù…
Io e la mia compagna più cara lisciavamo il pelo alla storia
giocandoci a dadi la memoria.
Io e la mia ammirevole amica
sul carro della nostalgia
trionfale come la vita
beffarda come la vita…
Tobia il canarino giallo sopravvissuto ai nubifragi,
come migliaia di disperati celebrava il ritorno dei re Magi,
sulla terrazza assolata
dormi Panormo amata.
Altri cercavano l'oro per nascondere la paura
chi sapeva attendeva in silenzio il botto dell'ultima congiura
e dell'ultima ora l'ultima avventura.
Poi d'improvviso una nube, come un lampo di finestrino,
esplose in un rombo di tuono e furono bucce di mattino.
Noi non conosciamo Italie e non vogliamo più vedere
la lunga coda di paglia gli schiavi del potere.
I messaggeri dell'indignazione arrivarono quasi subito
a cavallo delle cineprese per non sporcarsi i pantaloni,
invocando nomi e cognomi, cognomi e nomi
passò qualche cane a pisciare sui resti delle macerie
le signore della televisione andarono in fretta dal parrucchiere
ad aggiustarsi il grugno e le rughe del sedere.
E sbocciarono fiori tristi sui prati muti della speranza,
vennero frotte di turisti a cercare la morte in vacanza.
Quel giorno scomparvero in tanti sulle ali della rivolta
quel giorno volaron le rondini per l'ultima volta.
Io e la mia compagna più cara cercavamo nell'ombra il cammino
Che conduce dove regna il silenzio, il gioco della vita e del destino.
(19 luglio 1992, Pippo Pollina)
