
Aspettando che sia mattino, Pippo Pollina
Amico dei giorni trovati
in riva alle nostre miserie
nel buio di questa stanza
riconosco le tue stelle.
Sono due sassi di ghiaia
raccolti in un giorno di sole
sono due canzoni nuove
sono le tue parole.
Amico dei giorni lontani,
ce ne aspettano ancora tanti
io li voglio contare
per ricordati tutti quanti,
e se al nord di questi paesaggi
non ci son spiagge da guardare,
per favore dai una lagrima agli
occhi della luna,
per favore cammina sul molo
quando fuori il silenzio e piove,
e tutta la gente se ne va a dormire,
e il nostro cuore che batte
ad ogni onda del mare
aspettando che sia mattino.
Amico della notte
e del sonno perduto
in una lattina di fanta
o in un dolce troppo salato,
siedi in una di quelle piazze
bruciate dal sole che muore
raccontami i loro silenzi
li ascolterò di vero cuore.
Non c'è collegamento tra foto e canzone, ma mi piacevano entrambe.
Baci,
Claudia
... anche se non sembra. 
Per il blog Ascolta l'infinito ho scritto questo raccontino, lo propongo anche a voi sperando vi piaccia. 
Il bambino che cercava la primavera.
Paolino era un bimbo che soffriva molto di raffreddori e febbre: per lui i mesi invernali erano bruttissimi, perché era sempre ammalato. Per questo aspettava con ansia il 21 di marzo, perché iniziava finalmente la primavera e lui smetteva di ammalarsi. La mamma lo portava al parco a scaldarsi ai primi timidi raggi di fine marzo e mentre il vento gli portava il profumo dei fiorellini appena sbocciati Paolino si sentiva felice e spensierato. Quell’anno, però, la primavera sembrava non voler arrivare: la pioggia rigava i vetri della finestra della cameretta di Paolino, che malinconicamente guardava fuori: un forte vento sferzava l’erba del prato sotto casa. Le poche persone che passavano per la strada erano avvolte in pesanti cappotti, con le facce nascoste da grosse sciarpe. I fiori non spuntavano e i rami degli alberi si piegavano fino a terra cercando di resistere al forte vento. Paolino era molto triste e la sua tristezza era aumentata dal fatto che quel giorno la mamma e il papà erano dovuti uscire e lui era solo in casa: all’improvviso decise di uscire per andare a cercare la primavera. Si coprì ben bene, infilandosi anche il nuovissimo impermeabile che gli aveva regalato la zia Dora e inforcò la bicicletta: non sentiva freddo, solo un po’ di paura perché non sapeva dove andare. Si diresse verso la campagna, che distava solo pochi km dalla casa sua ma non c’era traccia della primavera: niente farfalle né fiori colorati, solo alberi spogli e tremanti. Scoraggiato, Paolino abbandonò la bicicletta e si sedette sul ciglio della strada a piangere sotto la pioggia battente.
“Che hai, piccolino? Perché piangi?” chiese una voce dolce a Paolino: egli alzò gli occhi e vide davanti a sé una vecchietta che sembrava uscita da qualche favola.
“Perché non trovo la primavera da nessuna parte.” singhiozzò.
“Sei sicuro?”
“Sì, ho cercato dappertutto.”
“Allora vieni con me.”
La mano rugosa della vecchietta strinse quella morbida del bimbo e i due si avviarono verso il campo.
“Guarda lì, piccolino.”
Dietro a un sasso era nato coraggiosamente un gruppetto di margherite, che Paolino guardò a bocca aperta: poco più avanti c’erano alcune violette che resistevano al vento: un albero cominciava a mettere fuori dei boccioli rosa, mentre sotto il porticato della vecchia casa in cui abitava la signora svolazzava pigra una farfalla multicolore.
“La primavera sta arrivando, tesoro… Ora torna a casa e non dubitare più di lei… ma ti dirò anche un’altra cosa. C’è sempre un po’ di primavera: la trovi nel sorriso della tua mamma, nei giochi che inventa il tuo papà per distrarti quando sei malato, nel fiore che buca la neve, nel raggio di sole che scompiglia le nuvole, nelle parole dei tuoi amici. La primavera è dappertutto, basta cercarla.”
Paolino sorrise alla vecchietta: nel frattempo aveva anche smesso di piovere e il sole bussava timido: il bimbo riprese la bicicletta e tornò a casa felice.
Aveva trovato la primavera.
Bacini,
Claudia
Il sole muore già,
E di noi, questa notte, avrà pietà…
Dei nostri giochi confusi, nell’ipocrisia…
Il tempo ruba i contorni, ad una fotografia.
E il vento, spazza via…
Questa nostra irreversibile follia,
Chissà, se il seme, di un sentimento rivedrà,
La luce del giorno, che un’altra vita ci darà!
Resta amico accanto a me…
Resta e parlami di lei, se ancora c’è…
L’amore, muore, disciolto in lacrime ma noi,
Teniamoci forte e lasciamo il mondo ai vizi suoi!!!
Io e te…
Lo stesso pensiero!!!
Io e te…
Il tuo e il mio respiro!
Sarà, tornare ragazzi e, crederci ancora un po’…
Sporcheremo i muri,
con un altro ’’no’’!
E vai, se vuoi andare avanti!
Perché, sei figlio dei tempi!
Ma se, frugando, nella tua giacca, scoprissi che…
Dietro il portafoglio, un cuore, ancora, c’è!
Amico, cerca me!!
E, ti ricorderai…
Del morbillo e le cazzate, fra di noi!
La prima esperienza fallimentare,
chi era lei?
Amico, era ieri, le vele, le hai spiegate ormai!
E, tu ragazza, pure tu…
Che arrossivi se la mano andava giù!
Ritorna a pensare,
Che sarai madre, ma di chi?
Di lui, che è innocente…
Che non si dica ’’ figlio di…’’!
Io e te…
Lo stesso pensiero!
Che fai, se stai lì, da solo!!!
In due, più azzurro è, il tuo volo!!!
Amico è bello… Amico è tutto…
E’ l’eternità!
E’ quello che non passa, mentre tutto va!
Amico! Amico! Amico!
Il più fico amico, è chi resisterà!
Chi resisterà!
Chi di noi… Chi di noi…
Resisterà!!!
Baci,
Claudia
Regiiiinaaaa, regiiiinaaaa, e poi abbracciarsi come se ci si conoscesse da sempre, piove nella stazione, che palle ste sigarette, il bongo bianco, scusa ma non siamo di qua, il sex on the beach lo prendono le donne, ciao cara evviva, lo sconto, aum aum, marooon, il cameriere ce sta a provà con Rori, gattos, devi tagliare il pizzetto, prof ha la m maiuscola, il risotto con le seppie nere, segna Marco segna, hanno cambiato quello sopra il letto, è tutto lungo (e tutto duro), età cerebrale 85 anni, eeetciiiùùùù, il bicchiere annegato e la birra sul tavolo, la rappa Frattina, il grande raccordo anulare e sapevatelo, yellow penguin, occhiali truci, Rori sbatti gli occhioni, come si dice bacon in italiano, c'è gente che dorme e ce n'è altra che cammina a passo di marcia, claudite imperante e contagiosa, eh?, il verdetto è positivo e gli ovetti ammaccati, belin, Camoranesi e Trezeguet, 69 canzoni, regina del delirio e del nu metal e tregina dei cuoricini, Ale fa l'assegno, Marco ha la carta di credito, pagami in natura, sei tecnologico: cioè spiegami, o Dio del cielo se fossi una colomba...
Mi scuso se solo gli adepti possono capire questo delirio....
GRAZIE RAGAZZI!!!
baci,
Claudia
ps: modifica dell'ultimo minuto.
Sapete perché Cristo si è fermato a Eboli? Perché ha visto Antonio e ha detto: meglio non andare avanti. (Cit. Rossana
)
... parto e torno domenica pomeriggio.
Mi vedo finalmente con gli amici del bar Delirio, yuhu!!!
Domani ho un po' da fare, prima di andare via, quindi non credo di riuscire a collegarmi, per cui
BUONA PASQUA a tutti!!! Perdonatemi se non passo blog per blog, ma non ce la posso farcela, come dice la mitica Betta.
Ci si rilegge domenica, allora.
baciiiiiiiiiiii,
Claudia
Senza commento, veramente... era forse una gara a chi la sparava più grossa???
Claudia
... starsene in silenzio, seduti su una poltroncina di teatro, a farsi cullare da rugiada di note e parole sussurrate col groppo in gola, sul filo di un'emozione che fa tremare il cuore dall'inizio alla fine.
Amore, morte, battute sulla dissociazione mentale di Mastella ci coccolano e ci fanno compagnia per una serata di magia, in compagnia di musicisti favolosi e del Professore.

Aggiungere altre parole sarebbe inutile... e lo sappiamo che pure questo è amore.

Menzione speciale per il chitarrista, un certo Michele Ascolese. 

GRAZIE, ROBERTO!!!
Bacini,
Claudia
Vi propongo un racconto che ho scritto la settimana scorsa per il blog Ascolta l'infinito.
La stanza è grande, arredata con semplicità: il letto matrimoniale, con le lenzuola candide e profumate di bucato, è moderno e di legno chiaro come i pochi mobili addossati ai muri ricoperti di una carta da parati celestina. Al centro della stanza si trova un tappeto morbido e colorato, che un po’ contrasta con l’arredamento essenziale, ma che al contempo porta una nota vivace. Giulio e Martina entrano tenendosi per mano, lei sussurra qualcosa tra le lacrime che lui asciuga coi suoi baci. Continua a baciarla, Giulio, mentre le toglie il cappotto fuori moda, la sciarpa azzurro cielo e la fa sdraiare: le scosta delicatamente i capelli dal volto e finalmente Martina sorride. Ora non deve più pensare al marito che la picchia, ai figli che la considerano solo una serva e alla vecchia suocera brontolona: ora è tra le braccia di Giulio, che la stringe a sé mormorandole di stare tranquilla, di non affliggersi, di lasciarsi andare. I movimenti si fanno sempre più frenetici, i due si strappano quasi i vestiti di dosso: Martina indugia a lungo sui muscoli perfetti dell’uomo, vergognandosi un po’ della sua cellulite, delle smagliature e della pancetta; Giulio è perfetto, bellissimo, con grandi occhi scuri e riccioli eternamente spettinati che incorniciano un viso dai tratti delicati e un sorriso irresistibile. Martina ha capelli di colore incerto, tra il colore sbagliato e la ricrescita, qualche kg di troppo e una generale trascuratezza, ma tra le braccia dell’uomo si sente ancora bella, ancora desiderabile e si lascia andare, svuotando la mente da pensieri negativi e concentrandosi solo sulle carezze e sulle sensazioni che da tanto tempo non provava più.
Quando finiscono di fare l’amore, i due rimangono sdraiati, l’uno accanto all’altra: Martina giocherella distratta coi riccioli di Giulio che fissa il soffitto.
“Quindi questa è stata l’ultima volta?” Giulio interrompe improvvisamente il silenzio.
“Sì, ho paura che mio marito scopra tutto.”
“L’hai già detto tante volte, poi torni sempre a cercarmi!”
”No, stavolta è davvero l’ultima.”
“Ok, farò finta di crederci. Vado a fare la doccia.”
“Va bene.”
Giulio si alza e si dirige verso il bagno, mentre Martina si riveste in fretta. Si sta facendo tardi e deve tornare al lavoro. Chissà, forse tra qualche giorno tornerà a chiamare Giulio, ma ancora non lo sa.
Prima di uscire, fruga nella borsa e lascia qualcosa sul comodino dell’uomo.
Duecento euro.
Dal momento che è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare, confesso di aver rubato l'idea a Alessandra, che spero non mi denunci per plagio. 
Bacini,
Claudia
... ho pensato di fondarne uno anch'io.
Allora, si chiamerà PDBD, alias: Partito del Bar Delirio.
Ho già lo slogan. Un impegno preciso: più delirio per tutti. Io, nemmeno a dirlo, sono candidata premier. ![]()
Ho anche il logo: 
Impossibile resistere a un logo così, vero?
Ora manca l'inno. E la collocazione: mettersi a destra della sinistra? a sinistra della destra? nel centro del centro? fuori dal Parlamento? tra la destra e la sinistra estrema? al centro della destra destrosa? Insomma è un problema... ma va beh, a queste elezioni non ce la faccio a presentarmi, quindi un po' di tempo c'è ancora.
Chi vuole iscriversi? Prometto mille milioni di posti di lavoro (a testa), niente tasse sulla quindicesima casa, uno sgabello per tutti (poltrone no, costano troppo), il ritorno alla lira, anzi meglio al fiorino (ma chi siete?), l'abolizione della pubblicità della Marcuzzi e altre cose che poi mi verranno in mente.
Naturalmente andrò da Vespa a firmare il contratto.
La vostra Claudia. 