martedì, 30 ottobre 2007, ore 19:12

                                                       SPECCHIO                                                                                                   

Un tempo amato, oggi odiato, che riflette i miei occhi cerchiati, la mia espressione triste, il mio viso pallido e stanco di aspettare, di sperare e di sognare...

                                                                              SPECCHIO

che sembra leggermi nell'anima, scoprire i miei segreti e le mie angosce, sbattendomele in faccia, che mi mostra senza ritegno il mio cuore solo e senza amore...

                                                                                                     SPECCHIO

che riflette il mio corpo trascurato, appesantito, segnato dal tempo.

                                                                                    SPECCHIO

che mi mostra quello che vorrei nascondere, quello che fingo di non vedere...

Eppure non posso fare a meno di guardarmi e riguardarmi, come se volessi cercare una luce in fondo ai miei occhi, un accenno di sorriso sincero e non dettato dalle circostanze, come se voelssi ricercare qualcosa che ho perduto: un barlume di innocenza, un attimo di felicità...

baci a tutti e buona serata,

Claudiaspecchio-thumb

 

 

sognatricenata
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lunedì, 29 ottobre 2007, ore 12:27

Van_gogh_girasoli

Riempirei il post di pensieri tristi, perché sono gli unici che mi girano in testa... allora vi lascio un meraviglioso quadro ed una bellissima canzone.

Bacioni.

Vincent, Roberto Vecchioni.

Guarderò le stelle
com'erano la notte ad Arles,
appese sopra il tuo boulevard;
io sono dentro agli occhi tuoi,
Víncent.
Sognerò i tuoi fiori,
narcisi sparpagliati al vento,
il giallo immenso e lo scontento
negli occhi che non ridono,
negli occhi tuoi,
Vincent.

Dolce amico mio,
fragile compagno mio,
al lume spento della tua pazzia
te ne sei andato via,
piegando il collo
come il gambo di un fiore:
scommetto un girasole.

Sparpagliato grano,
pulviscolo spezzato a luce
e bocche aperte senza voce
nei vecchi dallo sguardo che non c'è
poi le nostre sedie
le nostre sedie così vuote
così "persone",
così abbandonate
e il tuo tabacco sparso qua e là.

Dolce amico,
fragile compagno mio
che hai tentato sotto le tue dita
di fermarla, la vita:
come una donna amata alla follia
la vita andava via:
e più la rincorrevi
e più la dipingevi a colpi rossi

gialli come dire "Aspetta!",
fino a che i colori
non bastaron più...
e avrei voluto dirti, Vincent,
questo mondo non meritava
un uomo bello come te!

Guarderò le stelle,
la tua, la mia metà del mondo
che sono le due scelte in fondo:
o andare via o rimanere via.

Dolce amico mio,
fragile compagno mio,
io, in questo mare,
non mi perdo mai;
ma in ogni mare sai
"tous le bateaux
vont à l'hazard pour rien".
Addio, da Paul Gauguin.

Claudia

sognatricenata
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categoria : canzoni, foto

sabato, 27 ottobre 2007, ore 21:53

Prelevato da un forum.

Noi che ci divertivamo anche facendo 'Strega comanda color'.
Noi che le femmine ci obbligavano a giocare a 'Regina reginella' e a 'Campana'.
Noi che facevamo 'Palla Avvelenata'.
Noi che giocavamo regolare a 'Ruba Bandiera'.
Noi che non mancava neanche 'dire fare baciare lettera testamento'.
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della bicicletta.
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
Noi che 'se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce'.
Noi che passavamo ore a cercare i buchi sulle camere d'aria mettendole in una bacinella.
Noi che ci sentivamo ingegneri quando riparavamo quei buchi col tip-top.
Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
Noi che facevamo a gara a chi masticava più big-babol contemporaneamente.
Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.
Noi che quando starnutivi, nessuno chiamava l'ambulanza.
Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa.
Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella.
Noi che se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva con le mani non era fallo.
Noi che giocavamo a 'Indovina Chi?' anche se conoscevamo tutti i personaggi a memoria.
Noi che giocavamo a fiori frutta e città (e la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che con le 500 lire di carta ci venivano 10 pacchetti di figurine.
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini
.
Noi che ci spaccavamo le dita per giocare a Subbuteo.
Noi che avevamo il 'nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'.
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la penna.
Noi che in TV guardavamo solo i cartoni animati.
Noi che avevamo i cartoni animati belli!!!

Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake e Mazinga.
Noi che guardavamo 'La Casa Nella Prateria' anche se metteva tristezza.
Noi che abbiamo raccontato 1.500 volte la barzelletta del fantasma formaggino.
Noi che alla messa ridevamo di continuo.
Noi che si andava a messa se no erano legnate.
Noi che si bigiava a messa.
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo.
Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno.

Noi che non avevamo nemmeno il telefono fisso in casa.
Noi che si andava in cabina a telefonare.
Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l'albero.
Noi che le palline di Natale erano di vetro e si rompevano.

Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti, i nostri compagni di classe.
Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra.
Noi che alle feste stavamo sempre col manico di scopa in mano.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
Noi che guardavamo film dell'orrore anche se avevi paura.

Noi che giocavamo a calcio con le pigne.
Noi che le pigne ce le tiravamo pure.
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti.
Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le 4.
Noi che a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali.
Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli e tornavamo da soli.

Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma a casa te ne dava due.
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che internet non esisteva.

Noi che sappiamo a memoria 'Zoff Gentile Cabrini Oriali Collovati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore Bearzot)'.
Noi che 'Disastro di Cernobyl' vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
Noi che compravamo le uova sfuse, e la pizza alta un dito, con la carta del pane che si impregnava d'olio.
Noi che non sapevamo cos'era la morale, solo che era sempre quella.. fai merenda con Girella.
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
Noi che sapevamo che erano le 4 perchè stava per iniziare BIM BUM BAM.
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perchè c'era Happy Days.
Noi che il primo novembre era 'Tutti i santi', mica Halloween.

Che fortuna esserci stati!!!

Qualche sorriso e un po' di malinconia, eh?

Non tutti mi riguardano da vicino, solo quelli sottolineati.

Buona serata,

Claudia

sognatricenata
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categoria : riflessioni, ricordi

mercoledì, 24 ottobre 2007, ore 12:41

 

 

 

[ Don Chisciotte ]

Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
Nel mondo oggi più di ieri domina l'ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
proprio per questo, Sancho, c'è bisogno soprattutto
d'uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto:
vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso
l'ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso,
e a te Sancho io prometto che guadagnerai un castello,
ma un rifiuto non l'accetto, forza sellami il cavallo !
Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
colpirò con la mia lancia l'ingiustizia giorno e notte,
com'è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte...

[ Sancho Panza ]

Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore,
contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore...
E' la più triste figura che sia apparsa sulla Terra,
cavalier senza paura di una solitaria guerra
cominciata per amore di una donna conosciuta
dentro a una locanda a ore dove fa la prostituta,
ma credendo di aver visto una vera principessa,
lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa.
E così da giorni abbiamo solo calci nel sedere,
non sappiamo dove siamo, senza pane e senza bere
e questo pazzo scatenato che è il più ingenuo dei bambini
proprio ieri si è stroncato fra le pale dei mulini...
E' un testardo, un idealista, troppi sogni ha nel cervello:
io che sono più realista mi accontento di un castello.
Mi farà Governatore e avrò terre in abbondanza,
quant'è vero che anch'io ho un cuore e che mi chiamo Sancho Panza...

[ Don Chisciotte ]

Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora:
per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori
e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri !
L'ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
anche l'anima dell'uomo ha toccato spesso il fondo,
ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
il nemico si fà d'ombra e s'ingarbuglia la matassa...

[ Sancho Panza ]

A proposito di questo farsi d'ombra delle cose,
l'altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese
le ha attaccate come fossero un esercito di Mori,
ma che alla fine ci mordessero oltre i cani anche i pastori
era chiaro come il giorno, non è vero, mio Signore ?
Io sarò un codardo e dormo, ma non sono un traditore,
credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane
il solo metro che possiedo, com'è vero... che ora ho fame !

[ Don Chisciotte ]

Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch'io un realista,
ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
l'apparenza delle cose come vedi non m'inganna,
preferisco le sorprese di quest'anima tiranna
che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
Prima d'oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire...

[ Sancho Panza ]

Mio Signore, io purtoppo sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia ?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
dove regna il "capitale", oggi più spietatamente,
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
al "potere" dare scacco e salvare il mondo intero ?

[ Don Chisciotte ]

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perchè il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro ?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità,
farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?

[ Insieme ]

Il "potere" è l'immondizia della storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte:
siamo i "Grandi della Mancha",
Sancho Panza... e Don Chisciotte !

Non sentivo questa canzone da anni... mi fa venire la pelle d'oca. Il testo è fantastico.

C'èra anche una versione dal vivo, ma da questa del disco si sente meglio.

Un bacio,

Claudia

sognatricenata
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categoria : canzoni, video

martedì, 23 ottobre 2007, ore 17:44

Stavolta copio Michela.

Il primo che fa battute/allusioni/doppi sensi verrà severamente torturato e costretto a vedere all'infinito la terribbbile (sì, proprio con tre b) pubblicità di Geox la scarpa che respira (ed il tipo che mai si è lavato i piedi da quando è nato).

Utenti avvisati, mezzi salvati.

Voglia di un caminetto acceso, una tazza di cioccolata fumante ed un buon libro, voglia di ridere con tanti amici, voglia di passeggiare in un bosco respirando il profumo delle foglie multicolori, voglia di ascoltarne il rumore sotto le scarpe, voglia di sedermi su una spiaggia e sentirmi nel cuore il rumore e l'odore del mare, voglia di sfiorare l'acqua con la mano e rabbrividire, voglia di cercare conferma di un amore negli occhi di un principe azzurro che non arriva mai, voglia di stringere un bimbo tra le braccia, voglia di piangere e di ridere allo stesso tempo, voglia di cucinare una torta al cioccolato e mangiarla seduta su un tappeto, accompagnandola con il mio the alla vaniglia, voglia di vedere un cartone della Disney per tornare bambina, voglia di qualcuno che viva per me ed io per lui. Voglia di andare via, di sognare, di vivere, di amare...

Un bacio,

Claudia

 

 

sognatricenata
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categoria : pensieri in libertà, stati danimo

domenica, 21 ottobre 2007, ore 14:46


Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie.

(Giuseppe Ungaretti)

Buona giornata,

Claudia

sognatricenata
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venerdì, 19 ottobre 2007, ore 18:38

Rispondo alla chiamata di Marco e vi scrivo gli incipit di cinque libri che mi sono piaciuti tantissimo e che ricordo con piacere. Pronti? Via.

(in rigoroso ordine sparso, eh?)

 

1)      otairauqitnA

ilodnairoC odarroC olraC eralotiT

 Questa scritta stava sulla porta a vetri di una botteguccia, ma naturalmente così la si vedeva solo guardando attraverso il vetro all’interno del locale in penombra.

Fuori era una fredda, grigia giornata novembrina e pioveva a catinelle. Le gocce di pioggia correvano lungo il vetro, sopra gli svolazzi delle lettere. Tutto ciò che si riusciva a vedere attraverso il cristallo era un muro macchiato di pioggia dall’altro lato della strada.

(Michael Ende, La storia infinita)

 

 

2)      Domenica, 14 giugno 1942

Venerdì 12 ero già sveglia alle sei: si capisce, era il mio compleanno! Ma alle sei non mi era consentito alzarmi, e così dovetti frenare la mia curiosità fino alle sei e tre quarti. Allora non potei più tenermi e andai in camera da pranzo, dove Moortje, il gatto, mi diede il benvenuto strusciandomi addosso la sua testolina.

 (Anna Frank, Diario)

 

 

3)      I- Premessa.

Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:

-         Io mi chiamo Mattia Pascal.

-         Grazie, caro. Questo lo so.

-         E ti par poco?

       (Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal)

 

 

4)      Pensavano quasi tutti che l’uomo e il ragazzo fossero padre e figlio.

Attraversavano il paese verso sudovest su una vecchia Citroen, tenendosi perlopiù su strade secondarie, viaggiando a tappe. Prima di raggiungere la loro destinazione finale si fermarono in tre posti: la prima volta in Rhode Island, dove l’uomo alto coi capelli neri lavorò in uno stabilimento tessile; poi a Youngstown, nell’Ohio, dove per tre mesi fu operaio alla catena di montaggio di una fabbrica di trattori: e infine in una piccola cittadina californiana vicino alla frontiera messicana, dove fece il benzinaio e il meccanico, riparando piccole automobili straniere con un successo che fu per lui sorprendente e gratificante.

 (Stephen King, Le notti di Salem)

 

 

5)      Diario di Jonathan Harker

      (Stenografo)

3 maggio, Bistritz. Lasciato Monaco alle 8,35 p.m. del 1° maggio, arrivato a Vienna l’indomani; avrei dovuto arrivare alle 6,46, ma il treno era in ritardo di un’ora. Budapest sembra una città deliziosa, a giudicare da quello che potei vedere dal treno e da una breve passeggiata attraverso la città. Temevo di allontanarmi troppo dalla stazione, poiché eravamo arrivati in ritardo e volevo partire in orario.

 (Bram Stoker, Dracula)

Come al solito... chi vuole può partecipare... senza impegno.

Baci,

Claudia

 

sognatricenata
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categoria : libri, giochini

giovedì, 18 ottobre 2007, ore 11:34

Il/la cliente educato/a.

 

Il /la cliente educato/a ti risponde quando dici buongiorno.

Ti ringrazia dopo che gli/le hai spiegato l’offerta o il prodotto.

Si ferma un attimo quando tu stai parlando.

Ti saluta con un sorriso quando se ne va.

Ti chiede scusa se per sbaglio ti scontra col carrello.

Se proprio non è interessato/a al tuo prodotto te lo dice gentilmente, senza sbuffare se cerchi di fermarlo/a.

Ti sorride se incrocia il tuo sguardo stanco.

Non ti tratta come una pezza da piedi solo perché sei lì a lavorare.

 

 

Fa veramente delle cose così strane???

 

Meditate gente, meditate.

 

Ed intanto… GRAZIE DI ESSERCI, CLIENTE EDUCATO/A!!!

 

Ieri sera corso di scrittura creativa e visione del dottor House. Risultato? La notte ho sognato che il dottor House era il mio insegnante di scrittura creativa. Paura!!!

A presto con le simpatiche catene in cui sono stata coinvolta.

 

Buon giovedì,

Claudia

sognatricenata
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categoria : vita vissuta, sogni, scrittura creativa, vita da promoter

martedì, 16 ottobre 2007, ore 23:18

Vi ho già accennato che seguo un corso di scrittura creativa. Domani avrò la terza lezione.

La volta scorsa l'insegnante ci ha fatto fare questo esercizio in classe: descrivere un luogo a noi caro. Ecco quello che è venuto fuori. Non fate caso all'Italiano a volte traballante ma ho scritto molto in fretta e senza pensare troppo. Spero comunque che vi piaccia.

La casa di mia nonna.

La casa dove abitava mia nonna è a Marola, su in paese. Per arrivarci ci sono un sacco di scale. È una casa vecchia e piccola. Si entra direttamente in sala. La sala, dove mangiavamo quando c’erano tutti i parenti, è la stanza più grande della casa. Proprio davanti alla porta c’era uno specchio enorme, in cui mia cugina ed io ci guardavamo sempre. Sotto allo specchio c’era una piccola vetrina, a sinistra un altro mobile dove abbiamo trovato le fotografie di mia nonna ed anche la lettera con cui mio nonno chiese al mio bisnonno la mano della figlia. Poi c’era la sua macchina per cucire, perché lei era sarta. Alla destra, invece, la poltrona letto nella quale passava le sue giornate da malata. A fianco della porta d’ingresso, la libreria che a Natale ospitava il presepe, con le statuine vecchie, grandi e un po’ malandate. Il resto non lo ricordo. Dalla sala si andava in cucina. La cucina era davvero piccola, il pavimento pendeva un po’ ed era rovinato. Mia nonna spostava il tavolo in modo che potessimo vedere la tv mentre mangiavamo. Alle spalle del tavolo c’era la stufa. Non c’era riscaldamento nella sua casa, eppure non ricordo freddo. Dalla cucina si andava in bagno, un bagno minuscolo, con una vasca in cui non si potava stare sdraiati, solo seduti. Ma io ero piccola e mi sembrava normale come dimensioni. Non ricordo il colore del pavimento. Dalla sala, poi, si andava nelle camere da letto. Niente corridoi in quella casa, le stanze erano tutte l’una dentro l’altra. La camera grande aveva il letto matrimoniale, un armadio pieno di specchi, un comò ed un mobile con un altro specchio. Doveva servire per truccarsi, pettinarsi. Poi c’era la camera piccola, col lettino singolo, l’armadio ed una piccola libreria. C’era anche una porta che dava sul pianerottolo e mia nonna diceva che l’avrebbero fatta uscire di lì quando moriva. Non c’ero quando è morta e non so se l’abbiano realmente portata via da quella porta, ma non credo. Poi c’era il ripostiglio, che però era fuori, sul pianerottolo. Lì mia nonna teneva le scope, i detersivi etc e forse anche i miei giocattoli. Non mi ricordo, ma  ricordo che ci andavo a giocare. Mi è capitato poche volte di tornare lì dopo la morte di mia nonna, ma non mi ci sono più sentita a casa, anche se ci venivano i miei parenti.

Bacini,

Claudia.

sognatricenata
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categoria : scrittura creativa

domenica, 14 ottobre 2007, ore 22:58

Duro lavoro, quello della promoter. Non fraintendetemi, lo so benissimo che ci sono lavori peggiori. Ce ne sono moltissimi. E poi a  me piace fare la promoter. A parte la fatica di stare otto ore in piedi. Ho tante colleghe simpaticissime e mi diverto a chiacchierare con loro quando non c’è gente (anche se non si potrebbe) e poi durante la pausa ci si trova tutte assieme al bar. È bello.

E si ha a che fare con la gente. Già, la gente… croce e delizia delle promoter. Ogni tanto qualcuno ci gratifica con un sorriso, una parola gentile, un ringraziamento. Anche se non comprano il prodotto, certe persone ti stanno comunque a sentire, ti ringraziano e ti chiedono anche scusa se non comprano. Quando ti senti dire “lei è davvero gentile” ti migliora un po’ la giornata, senti meno la fatica e la stanchezza. A volte, però…ti viene voglia di mollare baracca e burattini e fanculizzare il mondo. Ma non puoi. Il cliente ha sempre ragione, si sa. E la promoter dev’essere sempre carina e sorridente, ringraziare comunque per l’attenzione e salutare. Allora, siccome al lavoro non posso sfogarmi (anche se con le colleghe s’insultano abbondantemente i clienti maleducati), lo faccio qui sul blog.

VAFFANCULO a te, cliente maleducato/a che ti ritieni superiore e nemmeno ti degni di salutare dopo che ti ho spiegato tutto nei minimi dettagli. A te che mi chiedi cose che NON sono tenuta a  sapere, tipo dov’è il detersivo, se c’è l’offerta sul latte, dov’è un vicino negozio di non so che cosa e poi borbotti se ti dico che non sono del supermercato e non lo so. A te, che fai finta di non sentire mentre voglio darti un volantino. A te, che nemmeno ti fermi mentre ti parlo, costringendomi a seguirti per mezzo centro commerciale. A te, che mi liquidi con un cenno della mano come se non meritassi un no detto a voce, nemmeno fossi una bestia. Non hai mai lavorato in vita tua, grandissimo/a cafone/a? Non hai rispetto per chi lavora? Ok, non t’interessa il prodotto. Va benissimo, ci mancherebbe. Ma dirmi no con un sorriso ti costa tanto quanto dirmelo con la faccia incazzata, un grazie e arrivederci ti porta via cinque secondi del tuo preziosissimo tempo, prendere il volantino due secondi. Non ho la lebbra. E non ho colpa se qualcosa ti va male. Non sei l’unico/a ad avere dei problemi, lo sai? Ed io lì mi faccio un mazzo tanto. E devo sopportare risposte cafone. Sempre sorridendo.

Quindi, te lo ripeto.

VAFFANCULO.

 

Siccome bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, vi prometto che presto scriverò qualcosa sui (rari) clienti educati.

Buona notte e buona settimana nuova.

Baci,

Claudia

 

sognatricenata
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