domenica, 22 novembre 2009, ore 14:58

Cristiano de André Genova 003

Inizia con le note di Megu Megun, la tappa genovese del tour invernale “De André canta De André”. Cristiano entra salutando il suo pubblico, mentre il Vaillant Palace gli tributa un lungo applauso di bentornato nella sua città.

La sua Genova che lo aspettava qui, tra il respiro del mare e il soffio del maestrale.

Io sono in terza fila e il cuore batte forte, guardo le mie amiche vicino a me e sorridiamo tutte: siamo lì, a Genova, sul palco c’è Cristiano.

Ancora una canzone in genovese, c’è A cimma, poi Cris prende la parola.

 

Ciao, Zena, dice, prima di fermarsi perché l’emozione è di quelle che prendono direttamente alla gola, di quelle che bloccano le parole e Zena lo saluta, con applausi sempre più forti.

 

 

Parla e canta, Cristiano, canta e suona chitarre, tastiera, bouzouki, violino, accarezza le note, le parole, guarda il suo pubblico che lo segue incantato, il pubblico che  sorride e si emoziona quando lui lascia a metà il discorso per riprendere il controllo, per calmare –forse- i battiti impazziti del suo cuore.

Cristiano de André Genova 010

E siamo lì per lui, tra le corde di Nina che vola sull’altalena, a stringere le mani del nostro amico fragile, siamo lì e lui ci regala signora libertà, signorina anarchia e una Marinella irriconoscibile, ci porta lungo una creuza de ma, ci presenta la bellissima figlia Alice (di cui sbaglia la data di nascita). Va beh, noi lo perdoniamo, di sicuro lo fa anche lei.

Confonde i nomi dei musicisti, perde quelli dei tecnici del palco, fa sfumare le parole del Pescatore, ma gli perdoniamo tutto, anche perché ritorna fuori e ci regala Notti di Genova voce e chitarra, quella Notti di Genova che è tra le canzoni più belle degli ultimi anni, che ci strappa un po’ il cuore ma ci fa anche tanto bene.

E noi del forum siamo lì sotto il palco, a cantarne tutte le parole, a guardarlo fisso, a vivere fino in fondo queste emozioni.

E poi gli parliamo e lui ci parla, ci guardiamo negli occhi e sì, il cuore perde qualche battito ma ci piace anche così.

 

I complimenti, i grazie borbottati, i sorrisi… tutto sa di magia in questa bellissima notte genovese.

 

Genova lo ama e lo aspetta di nuovo, per stringerlo forte in un abbraccio che profuma di mare e di maestrale.

Cristiano de André Genova 071
Claudia
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categoria : musica, foto, concerti

mercoledì, 18 novembre 2009, ore 19:29

Ho passato un bel fine settimana con gli amici del bar Delirio... non ci trovavamo tutti assieme da Capodanno e mi mancavano tantissimo le risate che mi faccio in loro compagnia, mi mancava la complicità, il capirsi con uno sguardo.

Siamo andati a casa di Marchino, a Perarolo () e a Treviso, dove ho visto anche la mia cuginetta.

Quei giorni sono volati e ora loro mi mancano tantissimo... accidenti alla lontananza!

Spero che riusciremo a organizzarci per Capodanno.

Di solito quando torno dai raduni deliranti faccio post pieni di frasi assurde che abbiamo detto, ma stavolta sono malinconica... anche perché ho pure altri pensieri in testa, magari ve ne parlerò... vedremo.

Comunque sia... nonostante i cattivi pensieri (le cosiddette pippe mentali) cerco di andare avanti a testa alta e vi lascio questa canzone, che trovo splendida.

Gracias a la vida

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió dos luceros, que cuando los abro
Perfecto distingo, lo negro del blanco
Y en el alto cielo, su fondo estrellado
Y en las multitudes, el hombre que yo amo

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el oído, que en todo su ancho
Graba noche y día, grillos y canarios
Martillos, turbinas, ladridos, chubascos
Y la voz tan tierna, de mi bien amado

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el sonido, y el abecedario
Con el las palabras, que pienso y declaro
Madre, amigo, hermano y luz alumbrando
La ruta del alma del que estoy amando

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la marcha, de mis pies cansados
Con ellos anduve, ciudades y charcos
Playas y desiertos, montañas y llanos
Y la casa tuya, tu calle y tu patio

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió el corazón, que agita su marco
Cuando miro el fruto del cerebro humano
Cuando miro el bueno tan lejos del malo
Cuando miro el fondo de tus ojos claros

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la risa y me ha dado el llanto
Así yo distingo dicha de quebranto
Los dos materiales que forman mi canto
Y el canto de ustedes, que es el mismo canto
Y el canto de todos, que es mi propio canto
Y el canto de ustedes, que es mi propio canto.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato due occhi che quando li apro
chiaramente vedo il nero e il bianco
chiaramente vedo il cielo alto brillare al fondo
nella moltitudine l'uomo che amo

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato l'udito così certo e chiaro
sento notti e giorni, grilli e canarini
turbini, martelli ed i lunghi pianti di cani
e la voce tenera del mio amato

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato il passo dei miei piedi stanchi
con loro ho attraversato città e pozze di fango
lunghe spiagge vuote, valli e poi alte montagne
e la tua casa e la tua strada e il tuo cortile

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
del mio cuore in petto il battito chiaro
quando guardo il frutto della mente umana
quando vedo la distanza tra il bene e il male
quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato il sorriso e mi ha dato il pianto
così io distinguo la buona o brutta sorte
così le sensazioni che fanno il mio canto
grazie alla vita che mi ha dato tanto.

Claudia

sognatricenata
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categoria : canzoni, un po di dolcezza

venerdì, 13 novembre 2009, ore 21:58

Che belli i colori autunnali!

Immag042

Che senso di pace che mi dà questo laghetto (che è, per inciso, in una delle città più tristi che abbia mai visitato, con rispetto parlando... e cioè Varese).

Immag015

Foglie gialle

Ma dove ve ne andate,
povere foglie gialle
come farfalle
spensierate?
Venite da lontano o da vicino
da un bosco o da un giardino?
E non sentite la malinconia
del vento stesso che vi porta via?
(Trilussa)

 

Immag078

un bacione,

Claudia

sognatricenata
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categoria : poesie, foto

martedì, 10 novembre 2009, ore 16:46

Quando sono nata io (correva l'anno 1976) l'uomo era già stato sulla Luna (forse), vivevamo già in una Repubblica democratica, avevamo la Costituzione, c'era la televisione, c'era il telefono etc etc.

Insomma, molti degli avvenimenti che hanno fatto la storia del '900 si erano già verificati... ma per fortuna abbiamo visto il muro di Berlino cadere!!!

Io avevo 13 anni e quindi sapevo solo che a Berlino c'era un muro che divideva la città in due, ma non sapevo perché... fu un avvenimento vederlo andare giù colpo dopo colpo e assistere alla riunificazione di una città.

E sono passati già 20 anni... auguri, Berlino!

Claudia

sognatricenata
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categoria : ricorrenze, foto

lunedì, 02 novembre 2009, ore 11:50

"Io non scrivo più niente, mi legano i polsi,
ora l'unico tempo è nel tempo che colsi:
qui dentro il dolore è un ospite usuale,
ma l'amore che manca è l'amore che fa male."

(Canzone per Alda Merini, Roberto Vecchioni)

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Addio, Alda... che la morte ti porti quella pace che in vita non hai mai avuto...

Veleggio come un'ombra

Veleggio come un'ombra
nel sonno del giorno
e senza sapere
mi riconosco come tanti
schierata su un altare
per essere mangiata da chissà chi.
Io penso che l'inferno
sia illuminato di queste stesse
strane lampadine.
Vogliono cibarsi della mia pena
perché la loro forse
non s'addormenta mai

(Alda Merini)

Claudia

sognatricenata
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categoria : poesie, foto, addii

domenica, 01 novembre 2009, ore 14:52

Stefano Cucchi ha 31 anni e pochi grammi di droga con sè, quando viene arrestato e condotto in carcere.

Stefano ha 31 anni e un corpo martoriato quando, una settimana dopo l'arresto, muore all'ospedale.

Stefano ha il coccige fratturato, due vertebre rotte, gli occhi gonfi: l'autopsia parla di sangue nello stomaco, nella vescica, di un polmone compresso.

Le fonti ufficiali parlano di una caduta accidentale: come fa una caduta a ridurre così una persona?

Dove, come e quando è caduto?

E' possibile, nel terzo millennio, morire in questo modo?

Stefano aveva 31 anni e una vita ancora da vivere: è morto solo come un cane, perché ai familiari non davano l'autorizzazione per andarlo a trovare in ospedale, gli dicevano che ci voleva l'autorizzazione del PM ma nessuno gli ha spiegato che dovevano essere loro a richiederla.

Stefano è morto per pochi grammi di droga.

Perché chi ha pochi grammi di roba in tasca viene portato in galera e chi ha rapporti con la mafia sta in Parlamento?

La famiglia ha diffuso le foto, che sono state riprese da mille siti internet... io qui non le metto, se le volete sapete dove sono...

Io un'occhiata vi consiglio di darla.

Claudia

 



sognatricenata
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categoria : senza parole

mercoledì, 28 ottobre 2009, ore 19:16

Montalto di Castro, Viterbo.

Due anni fa 8 ragazzi stuprano una sedicenne.

Sì, avete letto bene: OTTO CONTRO UNA. Va beh… la ragazzina denuncia (quale sfrontatezza, eh) e le bestie finiscono sotto processo… ovviamente si difendono, dicendo:

-         che lei era ubriaca

-         che aveva la minigonna nera (quale inimmaginabile provocazione!!!)

-         che è una zoccola (beh questa era scontata)

 

Insomma, in parole povere, la ragazza se l’è cercata… mica è colpa loro.

Fin qui tutto normale (cioè, si fa per dire, ma tant’è…).

Gli esseri non sono ricchi, quindi non hanno soldi per pagare un buon avvocato e probabilmente quello d’ufficio non sarebbe bastato, allora cosa succede? Il sindaco PAGA LE SPESE LEGALI AGLI STUPRATORI.

Sì, praticamente tale Carai tira fuori 5000 euro a testa per le bestie, soldi dei cittadini, peraltro…

Ora la ragazza ha la vita rovinata, una ferita che non guarirà mai, mentre le bestie sono in libertà.

Il paese è dalla parte degli stupratori, perché questa ragazzina era proprio una zoccola, mica era vergine…

Sono incazzata a livelli sovrumani.

Se anche io vado con un uomo diverso ogni giorno, se anche mi metto la minigonna nera, anche se ti provoco… tu uomo non mi devi stuprare, non ti deve nemmeno passare per l’anticamera del cervello, animale schifoso e chiedo scusa agli animali che queste cose non le fanno.

Sono schifata, indignata e quant’altro.

Il “signor”sindaco è eletto nelle liste del PD: il popolo di Facebook sta richiedendo al nuovo segretario, quando gli sarà passata la sbornia del post-vittoria, quando avrà risolto i problemi d’identità sessuale di Marrazzo e digerito la fuga di Rutelli e, si spera, della SantaMariaBinetti, di cacciare questo tizio dal partito.

Quest’uomo deve dimettersi e deve essere espulso dal PD.

 

Volevo continuare con le note più leggere dell’ultimo post, ma questa storia mi ha fatto veramente ribollire il sangue…

Nei commenti, però, vi prego di mantenere toni abbastanza moderati e vi ricordo che se volete fare post inneggianti a pena di morte o torture potete farlo nel vostro blog.

Ogni commento del genere sarà rimosso.

Grazie.

Claudia

sognatricenata
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categoria : sfoghi, senza parole

venerdì, 23 ottobre 2009, ore 12:20

Può un cd racchiudere oltre vent’anni di viaggi, musicali e non solo? Può trasportarci per un’ora o poco più in giro per il mondo? La risposta è positiva, decisamente. Il nuovo cd di Pippo Pollina, “Tra due isole”, riesce a fare questo e molto altro. La musica è un’avventura di viaggio, di conoscenza, di comunicazione attraverso i popoli e attraverso gli anni. Pollina, siciliano di Palermo, dal oltre vent’anni residente in Svizzera, a Zurigo, ci racconta il suo viaggio e il suo viaggio diventa il nostro. Le due isole a cui fa riferimento il titolo sono la Sicilia, isola nel senso più stretto del termine, circondata dal mare, terra italiana ma che guarda l’Italia con un po’ di distacco e la Svizzera, terra neutrale nel cuore dell’Europa. In mezzo c’è l’Italia, che da fuori, forse, si riesce a vedere con più lucidità. Le canzoni attraversano la carriera di Pippo, tra passato e presente: forse le più belle, le più amate o la scelta è stata casuale… non lo so, ma alla fine poco importa. Sono canzoni che gli ammiratori di Pippo conoscono e sicuramente amano, ma lui ce le regala completamente modificate, dotate di nuova vita. Infatti il cd è la registrazione del concerto che Pippo ha tenuto a Zurigo, lo scorso settembre, con l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio della città svizzera, concerto che gli ha dato immense soddisfazioni, col tutto esaurito già mesi prima (perché lassù, nell’isola elvetica, Pippo lo amano da impazzire) e che s’è trasformato in un tour di dieci date in Italia, finito da qualche giorno.
S’inizia con un brano strumentale, poi inizia il viaggio vero e proprio: dal canto appassionato per Leo Ferre e i suoi versi veniamo catapultati nello sfavillante deserto africano, sotto il sole di Marrakesh, (che disegna le lontananze, che accarezza uomini e cose…) e poi risaliamo verso la baroccheggiante Sicilia di Chiaramonte Gulfi, tra gli anziani che giocano a carte giù in piazza e un giovane emigrato a Busto Arsizio, che però racconta di vivere in Canada, tanto nessuno lo conosce, il Canada. C’è poi la storia di un’amicizia vissuta tra un tè alla stazione e l’ombra di Segesta e in un attimo siamo a Ginevra, in un locale dove un pianista suona e ricorda i suoi affetti rimasti lontani, a Montevideo. Quindi un appassionato canto contro la guerra (Signore, da qui si domina la valle) e siamo di nuovo in viaggio, verso Budapest, di corsa in via Paal, per ritrovarci poi sotto i tigli a Berlino. Troviamo quindi un padre che vuole proteggere il figlio dagli orrori della guerra e lo culla in una commovente ninna nanna (Sambadiò), rassicurandolo che sarà sempre vicino a lui. Finalmente un brano in siciliano, tratto dalla mirabile opera “Ultimo volo” su Ustica, quindi ci troviamo chiusi nella Moneda con Allende, poi vi facciamo un bel volo proprio lassù, dove il cielo è sempre blu e quindi  affrontiamo il superbo finale, anche questo tratto da “Ultimo volo”, un bolero dal ritmo sempre più incalzante.
Come da copione, i bis: uno strepitoso brano siciliano, che Pippo esegue da solo al tamburello (e l’assolo musicale è una delle cose più belle dell’intero concerto) e, infine, nuovamente il barocco di Chiaramonte Gulfi. Un cd bellissimo, impreziosito dal fatto di essere registrato dal vivo (occasione in cui Pippo rende mille volte di più che su disco: fidatevi, tre concerti solo quest’anno saranno pur serviti a qualcosa) e dall’affetto del pubblico di Zurigo, che travolge Pippo con l’entusiasmo e con applausi infiniti.
Quello che io mi auguro è che anche qui in Italia, in questa terra compresa tra le due famose isole, Pippo riesca a essere travolto dallo stesso entusiasmo e dallo stesso affetto, da un pubblico che spero sarà sempre più numeroso.
intro2Claudia

sognatricenata
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categoria : musica, recensioni, foto, pippo pollina

lunedì, 19 ottobre 2009, ore 12:18

Questo è stato lo slogan più gridato a Roma il 26 settembre nel corso della marcia delle Agende Rosse.

E' di questi giorni la notizia che finalmente il "papello" di Riina è stato consegnato ai magistrati: si tratta in pratica di dodici richieste dodici che Cosa Nostra fece allo Stato per far cessare la stagione delle stragi.

Eh sì, Riina e compagnia bella (bella si fa per dire, ovviamente) volevano alcune cosucce qui e là per far cessare le stragi: il sospetto che questa trattativa ci fosse stata, alla luce di alcuni avvenimenti accaduti negli anni successivi, l'avevamo anche avuta, almeno di sicuro alcuni di noi l'avevamo avuta... ma siamo abituati a pensare di essere dei malpensanti. (scusate il bisticcio di parole)

Oggi, invece, il procuratore antimafia Grasso ha detto che la trattativa ci fu: e non solo, ma salvò la vita a parecchi ministri.

EH? COME? PUOI RIPETERE, PLEASE???

Perché Cosa Nostra voleva uccidere degli uomini politici? (tra cui, nome a caso, Andreotti) Cosa c'era di marcio non in Danimarca ma a Roma? Quale fu la trattativa? E perché Borsellino venne ucciso??? Ci state pigliando per i fondelli???

I nomi, vogliamo, le motivazioni, spiegazioni. Perché è stato salvato Andreotti e non Borsellino???

Resistenza

Vogliamo verità, giustizia, sapere perché è morto Borsellino (e ovviamente tutti gli altri... nomino lui perché all'epoca del papello e della trattativa Falcone era già saltato in aria), sapere dov'è finita la sua agenda, sapere perché i politici valgono più dei giudici.

Siamo stufi di vivere in un Paese in cui la mafia sta in Parlamento e al  governo: Dell'Utri deve andare a casa!!!

Mangano non era un eroe, era un mafioso assassino, stalliere senza cavallo, ricordiamolo, al personale servizio di Sua Maestà Silvio primo.

ITALIANI, SVEGLIAAAAAAA!!!

Sheet_Falcone_Borsellino

Claudia

 

sognatricenata
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venerdì, 16 ottobre 2009, ore 19:14

Mesiano, chi era costui? Altri non è che il giudice che qualche giorno fa ha emesso la sentenza sul Lodo Mondadori, sentenza che obbliga il silvio nazionale, all’epoca non ancora “sceso in campo”, a pagare 750 milioni di euro. Sicuramente giudice comunista, anti-italiano e magari anche un po’ farabutto. Così canale 5 decide di pedinarlo. Sì, avete letto bene: una tv molto vicina al presidente del consiglio decide di pedinare un giudice e oltretutto durante il suo tempo libero, quindi quando è a tutti gli effetti un privato cittadino: non il Mesiano che ha emesso la sentenza ma il Mesiano marito, padre di famiglia se famiglia ha, il Mesiano che va in giro per i fatti suoi.

Evidentemente Brachino sperava di cogliere il giudice in fallo: pensate che scoop se lo avessero beccato a cantare Bandiera rossa. E non è che lo seguono così, tanto per… no, lo seguono con le telecamere. Ora, io confesso di non aver visto il filmato, andato in onda giovedì alle 10 del mattino nel corso di Mattino cinque; comunque ho letto articoli in rete.

Il servizio dice che il giudice è “stravagante”. Posto che essere stravaganti non è (ancora) un reato, ma quali sono le stravaganze di questo giudice? Forse cammina per strada cantando e ballando come i deficienti della pubblicità della banca? O magari è vestito da Superman? Saltella? Cammina sulle mani con i piedi in su? Fa le capriole per strada?

Beh, no… pensate che si siede su una panchina e ha i calzini turchesi.

Ora, si potrà dire che i calzini turchesi non siano di buon gusto, ma siamo (ancora) liberi di vestirci come vogliamo e poi quest’uomo era in giro per i cazzi suoi, quindi si vestirà un po’ come cazzo gli pare.

Qui l’unica stravaganza mi pare l’iscrizione di Brachino all’ordine dei giornalisti.

E voi, quanto siete stravaganti? Io oggi ho i calzini rosa: sono stravagante?

BRACHINO, VERGOGNATI

 

Claudia -sempre più allibita nonostante ormai non si dovrebbe più stupire di nulla-

sognatricenata
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